Test psicoattitudinale per i prof? Per 9 studenti su 10 è necessario: “Non bastano i titoli per stare in cattedra”
Redazione Scuola, Il Sole 24 Ore
Indagine Skuola.net e Anp dopo il caso della docente di scuola media che ha tagliato i capelli a un’alunna che faceva troppe domande.
Questo articolo fa emergere la poca stima che il corpo docente ha presso l’opinione pubblica che si sente autorizzata, in qualsiasi modo, ad esprimersi sulla professionalità docente mettendola in discussione. Ma un test psicoattitudinale ai DS ormai artefici di mobbing quotidiano no?
Bastano titoli e concorsi, essenzialmente basati sulla teoria, per essere pronti, nel pratico, a insegnare? E soprattutto, è possibile pensare che l’idoneità, valutata attraverso la selezione in ingresso, sia valida fino alla fine dei tempi? Secondo i diretti interessati, ovvero gli studenti, la risposta è inequivocabilmente “no”. Un instant poll realizzato da Skuola.net tramite i suoi canali social, su un campione di 780 alunni di scuole e università, mostra infatti che il 90% di loro è favorevole all’introduzione di test psicoattitudinali per chi deve salire in cattedra. Un dato netto, che riflette una percezione diffusa: insegnare non è solo trasmettere nozioni, ma gestire relazioni, pressioni e dinamiche complesse.
Il sondaggio
Il sondaggio nasce a seguito di una notizia di cronaca che ha destato scalpore negli scorsi giorni: il caso della docente di scuola media che, di fronte alle insistenti richieste di chiarimento di alcune studentesse sulle modalità di svolgimento di un compito, ha reagito tagliando i capelli a una di loro.
Non basta sapere, bisogna saper stare in classe
Il tema, peraltro, non resta confinato ai numeri. Perché in tanti hanno voluto argomentare la loro risposta. Facendo emergere un sentimento diffuso tra gli studenti: la preparazione non basta, se manca equilibrio nella gestione della classe. C’è chi sottolinea come “prima ancora di insegnare, un docente dovrebbe essere in grado di gestire lo stress e il rapporto con gli studenti”, e chi evidenzia che “alcuni professori non sono pronti a stare in aula, soprattutto quando si trovano davanti a situazioni di pressione”. Non mancano poi commenti più diretti, che parlano di esperienze personali: episodi di nervosismo, scatti improvvisi o atteggiamenti percepiti come eccessivi rispetto al contesto scolastico.
L’umiliazione è all’ordine del giorno
Un clima, questo, che trova conferma anche in dati più strutturati. Secondo una recente indagine condotta sempre da Skuola.net insieme all’Associazione Nazionale Presidi (Anp), che ha coinvolto oltre 5.000 studenti, il rapporto con i docenti presenta storicamente grandi criticità. Un elemento, su tutti, dovrebbe far pensare: ben l’87% degli studenti dichiara di essersi sentito almeno una volta sottovalutato o, addirittura, umiliato dal comportamento di un insegnante. Per il 30% ciò avviene in modo frequente, a un altro 57% accade occasionalmente. Ecco spiegato, dunque, perché la richiesta di strumenti di valutazione più ampi – inclusi quelli psicologici – sia così sentita tra i ragazzi.
Cosa conta davvero per essere un “buon docente”
La stessa indagine, inoltre, mostra anche come gli studenti ridefiniscano il concetto di “bravura” di un insegnante. Non è solo una questione di conoscenze. Per 8 su 10, quindi la stragrande maggioranza, sono fondamentali soprattutto la capacità di motivare e valorizzare gli studenti, assieme a quella di comunicare e coinvolgere.

