Crisi energetica, da maggio didattica a distanza a scuola? Le misure allo studio del governo per la primavera
La strategia energetica nazionale entra in una fase di pianificazione avanzata.
Entro maggio, secondo quanto si apprende da fonti giornalistiche, come Repubblica e Il Foglio, potrebbe essere attivato un insieme coordinato di misure per la gestione della domanda di energia, nell’eventualità di persistenti difficoltà legate al transito delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il quadro è stato delineato nei giorni scorsi dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera ha offerto un’analisi realistica della situazione: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”, ha risposto il ministro quando interrogato sull’eventualità di interruzioni significative.
Le scorte di gas e il margine di sicurezza
Un dato rassicurante emerge dai livelli di stoccaggio del gas. Attualmente i depositi italiani sono pieni al 44%, una percentuale che si colloca al di sopra della media europea. Il nodo critico, come spiega un’analisi diRepubblica, riguarda piuttosto i flussi in arrivo, che potrebbero iniziare a rallentare nell’arco di tre settimane. Si tratta di un approccio graduale, che non prevede interruzioni improvvise ma una gestione oculata delle risorse.
Le misure sul tavolo: dal condizionatore allo smart working
Il pacchetto di interventi attualmente allo studio copre diversi aspetti della vita quotidiana e produttiva:
Razionamento dei consumi domestici: una delle ipotesi più concrete prevede la riduzione di un grado della temperatura dei condizionatori durante il periodo estivo e dei termosifoni in inverno, unitamente a una possibile riduzione di un’ora del loro utilizzo giornaliero. Secondo le stime ministeriali, queste semplici accortezze potrebbero generare un risparmio compreso tra 75 e 80 miliardi di metri cubi di gas.
Mobilità: torna in discussione l’ipotesi delle targhe alterne per i mezzi di trasporto, una soluzione già adottata in passato per far fronte a picchi di inquinamento o crisi petrolifere.
Lavoro a distanza: l’esecutivo sta valutando un’estensione dello smart working, sia nel settore pubblico che in quello privato, sulla falsariga dell’esperienza maturata durante la pandemia. Attualmente sono circa 555mila i dipendenti pubblici in lavoro agile (il 17% della forza lavoro della PA), con una crescita del 10% registrata a fine 2025. La base normativa è già esistente, così come le procedure operative collaudate.
Illuminazione pubblica e monumentale: si ragiona su interventi mirati di riduzione dell’illuminazione notturna di edifici, monumenti e spazi pubblici, senza intaccare gli standard di sicurezza.
Produzione industriale: le filiere più energivore, come l’industria siderurgica e meccanica, potrebbero essere chiamate a una rimodulazione dei cicli produttivi.
Scuola e sanità: la cautela prevale
Ma tutt’altro conto sarebbe prevedere un “ritorno al passato” per settori come l’istruzione e la sanità. Come segnala Il Foglio, anche nel caso si dovesse arrivare a un contingentamento dell’energia, questi sarebbero i settori considerati strategici da salvaguardare. Nessuna possibilità, almeno per ora, di un ritorno alla didattica a distanza o al taglio delle visite considerate non essenziali.
Le valutazioni in corso escludono quindi, allo stato attuale, ipotesi di Dad generalizzata o di sospensione di prestazioni sanitarie programmate. L’obiettivo dichiarato è mantenere pienamente operativi i servizi fondamentali per i cittadini, preservando la continuità educativa e assistenziale anche in uno scenario di riduzione delle forniture energetiche. Eventuali aggiustamenti, qualora si rendessero necessari, sarebbero circoscritti e proporzionali, senza intaccare il nucleo essenziale delle prestazioni.
Il contesto geopolitico e le possibili soluzioni alternative
Sul fronte diplomatico, la premier Meloni ha compiuto, nei giorni scorsi, una missione nel Golfo, cercando di mantenere aperti canali di dialogo con tutti gli attori della regione, incluso l’Iran. “Il dialogo con l’Iran non si è mai interrotto”, fanno sapere fonti governative.
Nel frattempo, si valutano opzioni alternative per diversificare le fonti di approvvigionamento: la massimizzazione della produzione delle centrali a carbone (un ritorno al passato giustificato dall’emergenza) e l’incremento della produzione da fonti rinnovabili. La Lega ha inoltre riproposto l’ipotesi di riattivare le importazioni di gas russo, un tema che apre scenari geopolitici complessi.
La premier riferirà in Parlamento dopodomani, avviando ufficialmente il confronto con le Camere sulle misure da adottare. Sarà l’occasione per illustrare nel dettaglio i tempi e le modalità di un piano che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe combinare responsabilità e pragmatismo, senza cedere ad allarmismi ma senza nemmeno nascondere le difficoltà di un contesto internazionale che richiede preparazione e lungimiranza.

