Panorama: insegnare in Italia oggi dipende dai soldi che si hanno in tasca

Di Sabrina Maestri, Scuola Informa

Quando insegnare diventa un vero e proprio ‘business’: in Italia i docenti pagano cifre spropositate per raggiungere il ruolo

 

TFA, corsi abilitanti, certificazioni, quiz, manuali, tutor online, concorsi. Un recente articolo di Panorama ha dedicato 3 pagine al ‘salasso‘ cui sono perennemente sottoposti i docenti italiani. L’argomento ha suscitato grande attenzione tra tutti coloro che svolgono questa professione. Per raggiungere la stabilità lavorativa migliaia di insegnanti sono costretti a pagare cifre astronomiche, e il risultato è poi quello di una sicurezza economica ma con uno stipendio che, in alcuni casi, nemmeno riesce a coprire le normali spese quotidiane. Ottenere il tempo indeterminato sembra più un gioco in cui vince non chi sa dimostrare di essere più meritevole ma chi ha più soldi da poter spendere.

Insegnare: un ‘business’ in cui a guadagnarci non sono mai i docenti

L’articolo di Panorama accosta la scuola ad una sorta di ‘Squid Game’. Per chi non avesse presente la serie, la trama si snoda intorno a centinaia di individui a corto di denaro che accettano uno strano invito a competere in giochi per bambini. Li attende un premio invitante, ma la posta in gioco è mortale. Si possono in effetti trovare somiglianze col mondo scolastico: i docenti si ritrovano a spendere 3.500, 5.000, 7.000 euro; alcuni arrivano perfino a 10 o 15.000 euro per pagare TFA, corsi abilitanti, certificazioni, quiz, manuali e tutor online. E chi partecipa ad un concorso e lo vince, ma non è ancora riuscito ad abilitarsi, dovrà sempre farlo di tasca propria. Del resto, anche la stessa carta del docente, nata per sostenere la formazione degli insegnanti, è stata ridotta al punto da apparire ormai come una ‘mancetta’.

Tutto questo porta ad una riflessione: diventare insegnante in Italia non dipende dal merito ma da quanti soldi si hanno. E chi ci guadagna in tutto questo? Sicuramente gli enti che rilasciano le varie certificazioni, le università che predispongono TFA e corsi abilitanti, e il Ministero dai continui concorsi banditi. In pratica un vero e proprio business ai danni dei precari che aspirano all’agognato ruolo.

Il sistema scolastico, alla luce di tutto ciò, non sembrerebbe richiedere solo una riforma ma un cambiamento radicale, capace di premiare i più meritevoli, sostenendo concretamente le spese cui sono perennemente sottoposti gli insegnanti italiani.

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