Manovra 2027, tagli alla scuola: i sindacati preparano la mobilitazione unitaria
Fonte: ANSA
Le organizzazioni sindacali della scuola stanno valutando una mobilitazione unitaria contro la riduzione degli organici prevista dal disegno di Legge di Bilancio 2027. La misura contempla 4.925 posti in meno per i docenti e 2.049 per il personale ATA, per un totale di 6.974 unità a partire dal 2027/2028. CISL Scuola e Gilda hanno espresso contrarietà e chiesto un ripensamento al Governo, mentre la FLC CGIL ha confermato la propria partecipazione allo sciopero generale del 20 novembre. La manovra è ancora all’esame parlamentare: le riduzioni non devono quindi essere considerate come un provvedimento definitivamente approvato.
Tagli alla scuola, sindacati pronti alla mobilitazione
Isindacati della scuola non ci stanno: non è tollerabile, dal prossimo settembre, una riduzione di 4.925 insegnanti e di 2.049 posti per il personale tecnico e ausiliario, previsti dalla prossima manovra di bilancio.
Insieme ai tagli già disposti in passato, conteggiano, si arriverebbe in tre anni ad riduzione complessiva di 14.808 posti, di cui 10.585 di docenti e 4.223 di Ata. Per questo annunciano la mobilitazione se Governo e Parlamento non torneranno sui propri passi.
Si vedranno nei prossimi giorni per valutare se mobilitarsi unitariamente anche se i lavoratori aderenti alla Flc Cgil incroceranno già le braccia il prossimo 20 novembre per lo sciopero generale indetto dal sindacato. I toni sono accesi non solo da parte di sindacati tradizionalmente più battaglieri e con posizioni più ostili a quelle del governo ma anche da dirigenti sindacali che in questi anni hanno mostrato aperture nei confronti dell’esecutivo. Dal ministero dell’Istruzione e del Merito trapela sorpresa per la norma sul taglio agli organici e, da quanto si apprende, si sta lavorando in vista del passaggio parlamentare.
“Quasi 7 mila posti in meno tra docenti e Ata dal 2027 sono inaccettabili, non facciamo sconti a nessuno, ci aspettiamo un ripensamento”, dice la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, che prosegue: “l’istruzione garantisce diritti, riduce le diseguaglianze e costruisce il futuro del paese. Indebolire la scuola, di fronte al disagio giovanile, è irresponsabile”. La denatalità – è il ragionamento di Giuseppe D’Aprile, numero uno della Uil Scuola – non può diventare un pretesto per ridurre il personale scolastico. “Al contrario, dovrebbe rappresentare un’opportunità per diminuire il numero di alunni per classe, migliorare le condizioni di lavoro del personale e garantire una maggiore qualità dell’insegnamento“. Per il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana, parla di “beffa” e rileva che a fronte ai meno previsti per la scuola pubblica, “nessun taglio invece è contemplato per le scuole paritarie; di fatto, la scuola pubblica è uno strumento per raggranellare risorse.
Di contro, abbiamo un investimento di 1 miliardo e duecento milioni circa, per innalzare da 50 a 55mila euro l’aliquota Irpef del 33%, risultato risibile che non porta quasi nulla a chi ne beneficerà. Inoltre, metà delle spese della legge di Bilancio sarà investito in spese militari. Ma piuttosto, armiamo le menti e disarmiamo i cannoni”. La segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi parla di “confermata ostilità del governo nei confronti della scuola pubblica: taglia 5mila insegnanti e 2mila tra personale tecnico e amministrativo mettendo in difficoltà le scuole; crediamo sia una scelta sbagliata in continuità con quanto fatto in questi tre anni. E la cosa ancora più grave è che mentre si taglia per la scuola pubblica si aumentano risorse per le scuole private”. Pronto alla mobilitazione anche il sindacato Anief guidato da Marcello Pacifico. Persino i sindacati dei presidi, dall’Anp a DirigentiScuola bocciano le misure del governo previste in manovra.



