Monta la preoccupazione in Italia per questa quarta ondata di Covid determinata dalla contagiosa variante “Omicron” che desta tanto allarme e sta disorientando esperti e governanti su quali scelte e regole adottare per farvi fronte, considerato che al momento la popolazione italiana e quella mondiale rimane sempre composta da vaccinati e non. Nel frattempo, come ormai da copione, è sempre il mondo della scuola a dover fare i conti, assieme ad altri, con questa emergenza sanitaria. La popolazione scolastica e le famiglie attendono impazienti di sapere nelle prossime ore e nei prossimi giorni quali saranno le decisioni da prendere per il previsto e agognato rientro in classe. Gli istituti scolastici sono in attesa di ripartire tra il 7 e il 10 gennaio prossimi, anche se in alcuni territori la riapertura potrebbe slittare a causa della crescita dei contagi. Sembra che tra le questioni principali da dirimere e su cui i nostri politici si stanno interrogando vi è quella di capire se vi è veramente la necessità di reintrodurre la Dad. In particolare, la possibilità di passare alla didattica a distanza per i soli bambini non vaccinati sta dividendo l’Italia. Tanto che contro questa ipotesi si sono già schierati i governatori della Campania e del Veneto, rispettivamente Vincenzo De Luca e Luca Zaia.

Per il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, “sembrerebbe una misura tanto odiosa e discriminatoria, quanto ingestibile. Credo che si debbano prendere misure semplici ed equilibrate –sostiene De Luca- con l’obiettivo di aprire le scuole in presenza quanto prima e per sempre… E nel quadro attuale di diffusione del contagio fra i giovanissimi, mi parrebbe una misura equilibrata e di grande utilità il semplice rinvio del ritorno a scuola. Prendere venti o trenta giorni di respiro, consentirebbe di raffreddare il picco di contagio… che a gennaio avrà probabilmente un’altra spinta… e di sviluppare, in questi giorni, la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca. Non sarebbe di certo una misura ideale -aggiunge De Luca-, ma consentirebbe di riprendere a breve le lezioni in presenza con maggiore serenità per gli alunni, per le famiglie e per il personale scolastico”. Dal canto suo, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ritiene “discriminatorio” decidere di “mandare in Dad i bambini non vaccinati, in un regime di non obbligatorietà… Porteremo una proposta al Tavolo nazionale delle Regioni –ha fatto sapere il governatore Zaia- che modifica le regole rispetto alla durata delle quarantene e di chi dovrà farle, rispetto alla situazione vaccinale.” Dunque è ancora tutto da stabilire e mentre la campagna vaccinale per la fascia d’età 5-11 anni è cominciata solo due settimane fa e va ancora a rilento, in accordo con le Regioni, il nostro Governo sta vagliando regole diverse soprattutto alle elementari e in prima media, visto l’avvio della campagna vaccinale per i più piccoli. E se per il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è “prioritario tutelare la didattica in presenza” serve attendere i chiarimenti che dovrebbero arrivare il prossimo 5 gennaio in Consiglio dei ministri. Poche, dunque le attuali certezze, tra le quali l’obbligo vaccinale per il personale scolastico che porta la data dello scorso 15 dicembre e la ripartenza della scuola nel 2022 con il deciso utilizzo delle mascherine FFP2 che devono essere indossate dagli insegnanti nella scuola dell’infanzia, così come in quelle classi delle primarie e secondarie.  Salvo Cona

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