Crolla il numero degli alunni nelle classi italiane: un milione in meno negli ultimi 10 anni
di Salvo Intravia,http://Repubblica.it.
Il calo demografico, secondo l’Istat, non si arresterà almeno per i prossimi 45/50 anni. Per chi amministra la politica resistere alla tentazione di tagliare classi e cattedre non sarà facile
A settembre, il sistema scolastico italiano dovrà fare i conti con l’ennesimo calo degli alunni. Il dato, ancora ufficioso, ma abbastanza stabile da consentire analisi e valutazioni, è emerso nel corso dell’ultimo incontro ieri tra i tecnici del ministero dell’Istruzione e i sindacati sugli organici del personale docente per l’anno scolastico 2026/2027. E si somma ai decrementi che si registrano da alcuni anni a questa parte per effetto del calo delle nascite che si ripercuote sulla popolazione scolastica.
Un milione in meno
Tra pochi mesi, a settembre, la scuola statale italiana conterà 131mila alunni di tutte le età, dai più piccoli delle scuole dell’infanzia ei più grandi delle superiori, in meno. Un numero che, sommato al calo registrato negli ultimi anni, farà attestare il numero degli alunni a 6milioni e 700mila circa. Appena dieci anni prima, nel 2017/2018, la scuola statale italiana contava oltre 7milioni e 800mila alunni, un milione abbondante in più. È come se di botto dalla carta geografica della scuola italiana fosse stata cancellata una città come Napoli o Torino.
La modifica strutturale
Se il calo degli alunni rappresenta una cattiva notizia, queste non sono finite. Basta interrogare infatti la banca dati dell’Istat e conteggiare la popolazione residente in età scolare, quella dai 3 ai 18 anni, dei prossimi anni per comprendere che la scuola italiana, così come la società, è di fronte a una modifica strutturale. Perché il calo demografico non si arresterà almeno per i prossimi 45/50 anni. E la popolazione in età scolare costituisce la base degli iscritti nelle statali, nelle paritarie e nella formazione professionale regionale. Per chi amministra la politica, resistere alla tentazione di tagliare le classi e le cattedre, realizzando un cospicuo risparmio in termini economici, non sarà facile.

I tagli
Al momento, gli unici tagli ufficiali agli organici sono rappresentati dai 1.407 posti in organico di potenziamento che salteranno dal prossimo anno. E che nei prossimi anni dovranno arrivare a 5mila cattedre per consentire al sistema di premiare i docenti che dedicheranno il loro tempo alla formazione professionale. “Si tratta di un modello di progressione di carriera che, anche per il fatto di essere finanziato a scapito di una riduzione degli organici ha sempre visto un netto dissenso da parte della Cisl scuola”. Una mossa prevista dal governo Draghi nel 2022, cui si sono sempre dichiarati contrari i sindacati. Ma non è detto che il calo degli alunni e delle classi non si trasformi in un ulteriore taglio alle cattedre: si parla di un numero variabile tra le 5mila e le 7mila.
Gli insegnanti di sostegno
Per sterilizzare il taglio il ministero potrebbe decidere ancora di diminuire il numero degli alunni per classe. L’unica nota positiva è rappresentata dall’incremento di 134 posti dell’organico di sostegno, pari all’uno per mille. Su questo versante, i sindacati chiedono la stabilizzazione degli oltre 120mila posti dell’organico in deroga di sostegno. Anche il personale Ata sarà vittima di tagli. Saranno 2.174 le unità in meno di collaboratori scolastici. “È l’effetto – dicono dalla Flc Cgil – delle scelte Meloni-Valditara proprio a danno dei collaboratori scolastici che, secondo le raccomandazioni del Garante per la tutela delle persone con disabilità, si devono far carico di assicurare l’assistenza igienica e personale di tali allievi”.
Il futuro
Quello legato al numero totale degli alunni nelle classi non è solo un esercizio di statistica. Dal numero di coloro che si sono iscritti a scuola dipende il futuro degli aspiranti insegnanti, che devono trovare le cattedre vacanti per essere assunti, di coloro che sono già di ruolo e vogliono trasferirsi da una città all’altra o da una scuola all’altra e dei precari che con l’assottigliarsi delle classi e dei posti vedranno le loro chance di assunzione temporanea ridursi.
Le reazioni
Per Marcello Pacifico (Anief) “da una parte la continua diminuzione del numero degli alunni, nonostante i recenti successi sulla lotta alla dispersione, ci invitano a ripensare anche all’obbligo scolastico rispetto alla necessità di una formazione superiore dei nostri studenti. Dall’altra il costante aumento di alunni con disabilità ci impone di rivedere subito l’organico di diritto, liberando per i ruoli di sostegno in deroga, al fine di garantire il diritto allo studio e la continuità didattica”. Mentre per Vito Carlo Castellana (Gilda) “è un’occasione persa, per dare più risorse alle scuole, con classi meno numerose, ma anche un’occasione persa per i docenti di sostegno: la continuità didattica non si garantisce con norme burocratiche dai dubbi effetti, ma con l’ampliamento dell’organico di diritto e con docenti di ruolo”.
“A fronte del taglio di circa 1.400 posti di potenziamento per il personale docente – commenta Giovanna Fracassi, a capo della Flc Cgil – si assiste a una narrazione che enfatizza un incremento limitato dei posti di sostegno, presentato come segnale di attenzione al sistema scolastico. La realtà è ben diversa: una quota rilevantissima dei posti di sostegno continua a essere coperta da personale precario, tra incarichi in deroga e contratti a tempo determinato. Si tratta di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno una funzione essenziale senza alcuna stabilità”.
