Comitato docenti a tutela dei diritti: Non mancano gli insegnanti, manca la scuola che li trattiene

La Voce della Scuola, Redazione,

 

I dati europei più recenti sulla professione docente non descrivono una semplice difficoltà di reclutamento ma una crisi strutturale che riguarda la capacità dei sistemi scolastici di trattenere chi insegna

 

I dati europei più recenti sulla professione docente non descrivono una semplice difficoltà di reclutamento ma una crisi strutturale che riguarda la capacità dei sistemi scolastici di trattenere chi insegna. Quasi un quarto dei docenti europei dichiara di voler lasciare la professione entro cinque anni e tra gli insegnanti con più di cinquant’anni la percentuale sfiora la metà. Non è un segnale marginale né un fenomeno passeggero. È l’indicatore di un logoramento profondo che attraversa l’intero impianto della scuola pubblica.

Il dibattito nazionale continua a concentrarsi su concorsi, graduatorie e procedure di assunzione come se il problema fosse riempire le cattedre. Ma i dati europei mostrano con chiarezza che la vera emergenza non è trovare nuovi docenti bensì impedire che quelli già in servizio decidano di andarsene. Quando una professione perde attrattività, quando cresce l’intenzione di abbandonarla, quando il riconoscimento sociale crolla a livelli mai registrati prima, significa che il sistema non è più in grado di garantire condizioni di lavoro sostenibili. Il nodo non è economico o almeno non lo è soltanto. È un problema di dignità professionale, di tutela, di autorevolezza, di sicurezza psicofisica. È il risultato di anni in cui la scuola è stata caricata di adempimenti, responsabilità e aspettative senza che venissero rafforzati gli strumenti necessari per sostenere chi ogni giorno entra in classe. È il prodotto di una crescente esposizione a contenziosi, aggressioni, delegittimazioni pubbliche e richieste incompatibili con la natura educativa del lavoro docente. È la conseguenza di un modello organizzativo che scarica sui singoli insegnanti il peso di problemi sociali, sanitari e culturali che la scuola non può affrontare da sola.

Per queste ragioni il Comitato Nazionale Docenti ritiene che non sia più sufficiente intervenire sul reclutamento. Serve un Piano Nazionale per la Permanenza nella Professione Docente che affronti finalmente il cuore del problema. La scuola italiana non può continuare a perdere capitale umano qualificato senza che questo venga riconosciuto come un rischio per la tenuta stessa del sistema educativo. Occorre ridurre la pressione burocratica che sottrae tempo ed energie alla didattica, garantire un accompagnamento professionale serio nei primi anni di servizio, riconoscere l’usura professionale e introdurre misure di prevenzione contro mobbing, stress lavoro correlato e burnout. È necessario restituire alla formazione continua un senso concreto e operativo, e avviare una campagna nazionale che ricostruisca la credibilità e valorizzazione sociale della figura del docente. Inoltre, il Comitato Docenti presenterà entro la fine dell’anno una proposta di legge organica sul tema, con l’auspicio che venga assunta dalle istituzioni come base di confronto per una riforma strutturale della tutela del personale docente e scolastico. La scuola non può essere riformata a ogni legislatura senza affrontare la questione fondamentale. Chi insegna deve poter lavorare in condizioni di rispetto, stabilità e protezione. Se quasi un insegnante su quattro pensa di lasciare la professione, la vera emergenza non è la mancanza di candidatiai concorsi ma la perdita progressiva di chi ha già scelto di dedicare la propria vita all’educazione. Nessuna riforma potrà avere successo finché non verrà restituito valore a chi sostiene quotidianamente la scuola italiana. Il Comitato Nazionale Docenti continuerà a portare questa evidenza nelle sedi istituzionali, nelle audizioni parlamentari e nel confronto pubblico perché la tutela della professione docente non è una rivendicazione di categoria ma una condizione necessaria per garantire il futuro del Paese.

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