La riforma scolastica: l’attacco ai tecnici
Astolfo sulla luna
I quadri orari relativi agli istituti tecnici allegati al DM n. 29 del 19 febbraio 2026.
Il MIM cerca di ridurre il devastante ma sicuro impatto sugli organici
Come promesso nel precedente articolo, entriamo nel merito della riforma Valditara degli istituti tecnici, che casualmente coincide con l’attacco all’Iran da parte di Trump e Netanyahu.
Si evince dai quadri orari relativi agli istituti tecnici – allegati al DM n. 29 del 19 febbraio 2026 – che l’area di istruzione generale “nazionale” comprende italiano e matematica (quest’ultima solo nel primo biennio) per 4 ore settimanali ciascuna, inglese per 3, storia, scienze motorie e diritto ed economia (che però scompare dal secondo biennio) per 2 ore ciascuna ed infine religione cattolica o “attività alternative”[1]nonché geografia (quest’ultima solo in prima) per un’ora, per un totale di 627 ore in prima e 594 in seconda: la differenza, per quanto riguarda l’area “nazionale” tocca in sostanza solo la geografia. All’area generale si aggiunge tuttavia l’area di indirizzo “flessibile”, comprendente una quota a disposizione della scuola, che potrà utilizzarla per rafforzare alcune discipline, sviluppare progetti territoriali o introdurre attività laboratoriali o interdisciplinari: la durata complessiva del ciclo di studi sarà– a scelta delle famiglie – di 4 o 5 anni, con aggancio nel primo caso agli istituti tecnici superiori, sui quali il motore della propaganda ministeriale funziona in questo periodo a pieno regime. L’area di indirizzo flessibile avrà 891 ore nel primo biennio, 1122 nel secondo nonché 528 ore per chi vorrà rimanere provvisoriamente nel percorso quinquennale, destinato a scomparire nel medio termine.
Analizzando in particolare il settore economico, nell’area di indirizzo “flessibile” del primo biennio la parte del leone sarà appannaggio delle “scienze sperimentali” che si accaparrano 4 ore settimanali[2], a cui seguono per 2 ore settimanali economia aziendale, TIC e seconda lingua comunitaria, mentre la geografia economica avrà un’ora in prima e due in seconda[3]. Nel secondo biennio l’economia aziendale avrà 6 ore settimanali, diritto 3, informatica applicata ed economia politica 2 ore ciascuna, mentre alla seconda lingua verrà lasciata un’ora settimanale. La flessibilità consiste nella “quota del curricolo a disposizione della scuola” che nel primo biennio sarà di 2 ore settimanali per salire nel secondo a 3, di cui 2 verranno svolte in compresenza.
Con questi dati è possibile – oltre a quanto rilevato in nota – un primo confronto fra i quadri orario attuale e futuro per i primi 4 anni dell’istituto tecnico economico: il tempo dell’insegnamento di italiano e storia (normalmente effettuato da un unico docente) resterà invariato, così come quello di inglese, matematica, e, ovviamente, scienze motorie e IRC. Per quanto riguarda invece diritto ed economia politica, il cui orario nel primo biennio rientra invariato nell’area “nazionale”, nel secondo biennio la sorte sarà diversa, pur essendo insegnati solitamente dal medesimo docente: rientrando nell’area di indirizzo, il diritto manterrà la quota oraria, mentre l’economia politica perderà un’ora in terza.
Proseguendo nel confronto con le altre materie assegnate all’area di indirizzo, nel primo biennio tutte le materie mantengono la loro quota, salvo la seconda lingua comunitaria che passerà da 3 a 2 ore, sorte analoga alla smembrata geografia. Se ne deduce che la quota di flessibilità viene ricavata da queste due ultime discipline. Passando al secondo biennio, la seconda lingua comunitaria perderà ben 2 ore di insegnamento sia in terza che in quarta e l’economia aziendale un’ora in quarta. Da questi noiosi confronti – tenuto conto della riduzione di economia politica in terza – si capisce come viene ricavata l’area di flessibilità del secondo biennio.
Resta da analizzare il quinto anno, dove le modifiche del quadro orario, per chi vorrà mantenere il percorso quinquennale, sono notevolmente più consistenti. In primo luogo all’italiano verrà tolta un’ora, mentre le altre discipline dell’area “nazionale” manterranno la loro quota oraria. Invece nell’area di indirizzo economia aziendale dimezzerà l’orario settimanale, passando da 8 ore a 4, un’ora ciascuna perderanno diritto ed economia politica e due ore la seconda lingua comunitaria. In questo modo il ministero ha pensato di ricavare ben 7 ore settimanali a disposizione della scuola. Va osservato a questo proposito che il MIM, in una nota riguardante le classi di concorso, fa rifermento alla quota oraria del curricolo a disposizione della scuola, invitando i dirigenti scolastici a restare in attesa di nuove indicazioni prima di definire gli organici di istituto. Sommando infine l’orario complessivo dei due quadri orari si ottiene, sempre per la classe quinta, un orario settimanale di 30 ore, due in meno dell’attuale.
Concludendo questa arida disamina dei dati, cercherò di essere obiettivo nelle mie osservazioni, a differenza di molti commentatori della sconvolgente situazione attuale in Medio Oriente. L’attacco ai tecnici, che ha il dichiarato obiettivo di ridurli a quattro anni, si dimostra finora prudente e calcolato: il MIM da un lato cerca di ridurre il devastante impatto sugli organici che a medio termine verrà provocato dalla riforma, dall’altro lato cerca di indurre nel breve termine le famiglie a scegliere il percorso ridotto. Si trova però, specialmente nel Mezzogiorno ma anche in alcune aree centrali del paese, a fronteggiare la corsa verso i licei, provocata dall’incertezza del cambiamento e dal debole tessuto imprenditoriale esistente. Paradossalmente, la manovra neogentiliana di separazione fra l’istruzione liceale che al momento resta quinquennale e quella tecnica e professionale abbreviata, rischia di naufragare sugli scogli del dualismo socio-economico del nostro paese. La sospensione di giudizio però rimane almeno fino a quando, ancora con lo strumento del decreto, verranno calati da Roma alle periferie imperiali i programmi del secondo biennio per i percorsi quadriennali, sui quali mi riservo di tornare.
16 marzo 2026
Astolfo sulla Luna
Note
- [1] La normativa accumulatasi dai tempi della revisione del concordato prevede come attività alternative l’insegnamento di etica, storia delle religioni, psicologia dell’arte o comunque di materie assenti nel quadro orario dei diversi indirizzi di studio. Mi risulta che al più ci sia “attività di studio e/o ricerca individuali con assistenza di personale docente” oppure, se autorizzata dalle famiglie, uscita dalla scuola;
- [2] La tabella del quadro orario è corredata da una nota, dalla quale si evince che nel calderone delle scienze “sperimentali” (mentre evidentemente le altre scienze rifuggono dagli esperimenti) sono mischiate biologia, chimica, fisica, geologia, climatologia, mineralogia ecc. ecc.; i “tecnici” del MIM spiegano che l’obiettivo di questa disciplina unica è quello di “..promuovere la padronanza del metodo scientifico, favorendo anche la consapevolezza ambientale..”. Ora, lasciando ai diretti interessati l’arduo compito di proseguire nella lettura della nota, nel tentativo di comprendere la lettera e lo spirito del decreto, posso affermare che, per personale conoscenza dei colleghi che in questi anni si sono ingegnati nel condurre semplici esperimenti scientifici con le scarne attrezzature di cui è normalmente dotato un istituto tecnico economico, l’applicazione del metodo galileiano alle loro diverse discipline è destinata a rimanere la fatica di Sisifo, finché il masso dovrà essere spinto negli attuali laboratori scolastici;
- [3] A tal proposito l’associazione italiana insegnanti di geografia si è espressa con un duro comunicato di dissenso: https://orizzonteinsegnanti.it/riforma-istituti-tecnici-geografia-rischio-aiig/.
