Ha avuto un’accelerazione nell’ultimo anno il calo di alunni della secondaria di I grado, scesi da 1.628.892 del 2019/20 a 1.611.577 del 2020/21 per un decremento complessivo di oltre 17 mila unità. Per il nuovo anno scolastico 2021/22 la flessione potrebbe essere di ulteriori 20mila unità, portando la popolazione complessiva del settore a circa 1.590 milioni di alunni. All’interno di quella riduzione del numero di alunni c’è, però, una criticità particolare che riguarda il tempo prolungato organizzato in diverse scuole. Si tratta di una fine annunciata: il tempo prolungato nella scuola secondaria di I grado – a meno di una sua urgente revisione strutturale – è arrivato ai minimi storici.

I motivi della sua prossima fine sono in buona parte da ricercare proprio nelle stesse ragioni che lo avevano originato circa 40 anni fa: un servizio offerto anziché richiesto dalle famiglie, proprio l’opposto di ciò che è avvenuto per il tempo pieno della primaria, nato circa 10 anni prima.

Sono sempre stati due gli indici che attestavano un sostanziale non gradimento di questo servizio aggiuntivo di tempo scuola per gli alunni di scuola media: la percentuale di classi a tempo prolungato più elevata della percentuale di alunni che ne fruivano (prevalenza dell’offerta di servizio sulla domanda), e numero medio di alunni nelle classi a tempo prolungato inferiore al numero medio di alunni di classi funzionanti a orario normale (minor accesso di iscritti al t.p.).

Più di dieci anni fa la percentuale di classi a tempo prolungato era del 23,2%, mentre quella dei frequentanti era del 21,8%, con punte estreme di divergenza in Sardegna (39,8% di classi e 36,6% di alunni) e in Calabria (40,1% di classi e 37,2% di alunni); nel 2020/21 la percentuale media delle classi a tempo prolungato, pur scendendo all’11,6%, è rimasta sopra a quella degli alunni (10,5%), con punte in Sardegna (20,5% di classi e 18,0% di alunni) e in Calabria (21,7% di classi e 19,2% di alunni).

Nel 2009/10 il numero medio di alunni nelle classi a orario normale era 21,9, mentre in quelle a tempo prolungato era 20,3: classi meno numerose dove c’era il tempo prolungato, in tutte le regioni.

Nel 2020/21 il divario è aumentato: numero medio di 20,9 alunni nelle classi a orario normale e di 18,7 in quelle a tempo prolungato.

Ancora una volta il divario ha riguarda tutte le regioni, con una particolare incidenza in quelle meridionali dove la differenza ha sfiorato in quattro punti.

fonte: web

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