Scuola, i precari restano senza stipendio

di Viola Giannoli, la Repubblica

Scuola, supplenze brevi: ancora ritardi nei pagamenti. E i precari restano senza stipendio.

Valditara aveva promesso: “Retribuzioni regolari fino a giugno”. I racconti dei docenti ancora in attesa dei loro soldi. Il sindacato Gilda: “Trovare subito procedure meno farraginose”

 

“In lavorazione”, “elaborato”, “autorizzato”, “risorse in corso di assegnazione”, “esigibile”, “liquidato”. Sono termini tecnici, ma raccontano (ancora) la giungla dei pagamenti delle supplenze brevi nella scuola italiana. La retribuzione, cioè, di quei docenti che non hanno un contratto annuale per supplire la mancanza di qualche collega ma hanno contratti di qualche mese o saltuari. Il 2 febbraio scorso il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva annunciato che era allo studio “un pacchetto importante di proposte di modifiche strutturali per individuare una soluzione definitiva all’annoso e gravoso problema dei ritardi nei pagamenti per i docenti con contratti di supplenza breve”, che certo non è una novità di quest’anno scolastico, ma soprattutto aveva promesso che, “dopo proficui incontro col Mef, “si erano concordate soluzioni per garantire nel frattempo la regolarità dei pagamenti delle supplenze brevi fino al mese di giugno”.

E se è vero che migliaia di docenti precari hanno visto a gennaio arrivare gli stipendi arretrati delle mensilità di settembre, ottobre, novembre e dicembre che aspettavano da 4 mesi, e a moltissimi oggi, 26 febbraio, è stato liquidato gennaio, ce ne sono ancora centinaia che attendono.

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I racconti dei precari

Gabriella Giusti, insegnante di storia dell’arte alle superiori che già a Natale aveva denunciato a Repubblica l’odissea dei pagamenti, racconta: “L’ultima mensilità che mi hanno pagato è quella di dicembre. Il pagamento di gennaio invece non è stato ancora autorizzato perché non c’è la disponibilità delle risorse. Arriveremo a fine marzo per vederci riconosciuta la retribuzione del mese scorso. È stressante e frustrante, siamo disperati. Io ho scioperato, ho partecipato ad assemblee, mi sono ammalata in continuazione per la tensione. L’unica cosa positiva successa è che dopo aver reso pubblica la nostra denuncia, oltre ad aver ottenuto gli arretrati, ci sentiamo meno soli: i miei alunni mi appoggiano, anche i genitori”.

E basta fare un giro tra i gruppi Facebook dei precari a supplenza breve per rendersi conto che quello di Giusti non è un caso isolato. “Ancora aspetto novembre, in risorse, vergogna”, scrive una prof. “Rate di dicembre e gennaio in trasmissione ora, forse per marzo ci pagano”, aggiunge un’altra. E alle procedure a rilento si aggiunge un altro incubo: se ci si ammala il sistema deve ricalcolare da capo lo stipendio che spetta al docente, dunque la liquidazione si blocca e, come nel gioco dell’oca si ritorna alla casella del via. “Ero in liquidazione a ottobre, ho avuto la broncopolmonite e i soldi li ho visti solo a gennaio”, testimonia una insegnante. “Mi sono fatta molto male a una gamba ma a questo punto preferisco prendere molte medicine e zoppicare piuttosto che non avere soldi per un altro mese”, aggiunge un’altra.

Interviene pure il sindacato. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda insegnanti, dice: “Ci continuano a segnalare ritardi, in alcuni casi di due o tre mesi. È necessario che quanto prima il Mim e il Mef si raccordino per trovare delle procedure di pagamento meno farraginose per rispettare il sacrosanto diritto di chi lavora ad essere retribuito alla fine di ogni mese”.

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Come funziona il pagamento

Il procedimento è farraginoso, NoiPa lo ha spiegato qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook: le scuole inseriscono sul Sidi i dati giuridici del contratto, che poi vengono trasmessi a NoiPa. Il sistema acquisisce i dati, li elabora trasformandoli in dati economici e poi li invia nuovamente alla scuola che a questo punto verifica il calcolo effettuato e, se è corretto, autorizza il pagamento (altrimenti trasmette le variazioni a NoiPa che rielabora i dati e li rimanda all’istituto per la seconda volta e così via fino alla correzione definitiva: è il caso, ad esempio, delle malattie). Una volta che NoiPa ha ricevuto l’autorizzazione inoltra la richiesta di verifica di capienza al sistema spese della Ragioneria generale dello Stato. Quest’ultima verifica la disponibilità dei fondi e, se sono sufficienti, autorizza il definitivo pagamento. Se non sono sufficienti, NoiPa settimanalmente verifica i fondi fino a che il ministero dell’Istruzione non li reintegra. Solo a quel punto il pagamento avviene con un’emissione speciale prevista il 18 di ogni mese o a fine mese, in concomitanza con l’emissione ordinaria.

È su questo tortuoso sistema che ora si vorrebbe intervenire. Ma nelle stanze dei sindacati la svolta non è attesa prima dell’estate.

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