Organico docenti 2026/27: le regioni con i cali più significativi

da miur istruzione

Il quadro degli organici docenti per il 2026/27 mostra una scelta molto chiara da parte del Ministero, che sceglie di mante

nrere fermo l’organico ordinario riducendo al contempo il potenziamento. I posti comuni dell’organico dell’autonomia restano infatti invariati a livello nazionale, con 614.572 cattedre sia nel 2025/26 sia nel 2026/27. Almeno sulla struttura principale delle classi e degli insegnamenti curricolari, non ci sono tagli diretti.

La riduzione

La vera riduzione riguarda invece i posti comuni di potenziamento, che passano da 50.202 a 48.795, con una perdita complessiva di 1.407 cattedre. È un dato significativo perché il potenziamento, pur non coincidendo sempre con la cattedra curricolare davanti alla classe, incide sull’organizzazione delle scuole, sui progetti, sulle supplenze interne, sul recupero, sull’ampliamento dell’offerta formativa e sulla possibilità di gestire meglio le esigenze quotidiane degli istituti.

Le regioni più colpite sono quelle con gli organici più consistenti. La riduzione più pesante riguarda la Campania, che perde 201 posti di potenziamento. Seguono la Lombardia, con 183 cattedre in meno, la Puglia con 144, la Sicilia con 142 e il Lazio con 127. Anche il Veneto subisce un taglio rilevante, pari a 99 posti. Il dato della Puglia è particolarmente significativo perché la regione mantiene 45.333 posti comuni complessivi, ma vede scendere il potenziamento da 3.691 a 3.547 cattedre.

La Lombardia resta comunque la regione con il maggior numero di posti, sia nell’organico comune complessivo sia nel potenziamento. Conta 91.894 posti comuni e 6.993 posti di potenziamento. Seguono, per consistenza generale dell’organico, Campania, Sicilia, Lazio, Veneto, Puglia e Piemonte. All’estremo opposto restano le regioni più piccole, come Molise e Basilicata, che hanno numeri molto più contenuti e registrano riduzioni meno pesanti in valore assoluto.

Dati provvisori ma significativi

La lettura politica e amministrativa del dato evidenzia come si decida di non intervenire sull’organico di base, ma di ridurre la quota più flessibile del sistema. Il potenziamento diventa quindi il punto su cui si scarica l’adattamento al calo demografico e alla diminuzione degli studenti. Formalmente le cattedre ordinarie non diminuiscono, ma nella pratica le scuole avranno meno margini per attività aggiuntive, sostituzioni interne, recupero degli apprendimenti e progettualità.

Il dato va comunque considerato ancora provvisorio, perché le consistenze potrebbero subire modifiche prima della definizione finale degli organici. Non cambierà però la tendenza di dare stabilità ai posti comuni, ridurre il potenziamento e assicurare maggiore pressione organizzativa sugli istituti, soprattutto nelle regioni più grandi.

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