Modifica dell’assegnazione del docente alla classe in corso d’anno: regole ed eccezioni

Di Claudia Scalia,Scuola Informa

Assegnazione docenti alle classi: dopo il ventesimo giorno il dirigente non può cambiare classe a un docente, salvo eccezioni motivate

 

 

Una volta iniziato l’anno scolastico, l’assegnazione del docente alla classe non è più nella piena disponibilità del dirigente. In linea generale, il dirigente scolastico non può modificarla a anno avviato. Il limite è fissato dalla legge e risponde a un principio preciso: la continuità didattica degli studenti. Esistono però deroghe, legate a eventi straordinari e sopravvenuti, che richiedono comunque un atto adeguatamente motivato.

Assegnazione del docente alle classi: il limite temporale

C’è un limite da rispettare nell’assegnazione del docente alle classi. Il riferimento principale è l’art. 461, comma 1, del D.Lgs. 297/1994, il Testo Unico dell’istruzione. La norma stabilisce che non si dà luogo a spostamenti del personale docente oltre il ventesimo giorno dall’inizio dell’anno scolastico, termine che le circolari ministeriali collegano all’avvio dell’attività didattica.

Trascorso questo periodo, l’assetto delle classi si considera consolidato. La scelta serve a evitare che gli alunni cambino insegnante nel corso dell’anno per decisioni di natura organizzativa.

Quando il dirigente può modificare l’assegnazione ad anno avviato

Il dirigente esercita i poteri di gestione previsti dall’art. 25 del D.Lgs. 165/2001. Quei poteri non cancellano però il divieto: la deroga è ammessa soltanto davanti a situazioni straordinarie e sopravvenute, indicate nella tabella.

Situazione che può giustificare la deroga Esempi
Modifica dell’organico di fatto decisa dall’Ufficio scolastico Accorpamenti o sdoppiamenti tardivi di classi
Ragioni gravi e urgenti di incompatibilità ambientale o di tutela di salute e sicurezza Situazioni emerse nel contesto scolastico dopo l’avvio delle lezioni
Variazioni sopraggiunte dello stato giuridico del personale Congedi prolungati, modifiche di orario o part-time concessi in corso d’anno

L’obbligo di motivazione e la contestazione davanti al giudice

Anche quando ricorre una di queste cause, il provvedimento del dirigente deve rispettare un vincolo formale: la motivazione, prevista dall’art. 3 della Legge 241/1990. L’atto deve spiegare con chiarezza le ragioni d’urgenza e dimostrare il rispetto dei criteri generali fissati dagli organi collegiali, cioè Consiglio di istituto e Collegio dei docenti.

Se la motivazione manca o è insufficiente, la modifica risulta viziata da illegittimità e può essere contestata davanti al Giudice del Lavoro.

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