Le febbrili ispezioni a scuola dell’era Valditara

di Viola Giannoli, la Repubblica

L’ultimo caso al liceo Vivona di Roma per una lettera su Gaza,
recentemente per le assemblee con Francesca Albanese o le gite nelle moschee.

 

“Io sono qui che faccio il mio lavoro”, dice l’ironico e sboccato ispettore Coliandro. Ma la frase potrebbe stare benissimo anche nei corridoi del ministero dell’Istruzione e del Merito o nelle stanze degli Uffici scolastici regionali ogni qualvolta decidono di muovere gli ispettori. “Un atto dovuto che si è reso necessario” è la spiegazione fotocopia. Come a dire: noi siamo qui che facciamo il nostro lavoro.

Ecco, negli ultimi mesi questo lavoro, di certo molto delicato, si è fatto febbrile, tra attività ispettive, richieste di approfondimenti, verifiche sugli argomenti di studio o i compiti di cittadinanza assegnati. E nel mirino sono finite, a esempio, le assemblee con Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati, le celebrazioni del Giorno del ricordo delle Foibe, le gite scolastiche nelle moschee.

L’ultimo caso riguarda l’accesa lettera inviata dal professore di latino e greco del liceo Vivona di Roma ai suoi ormai ex alunni (fuori dunque dalle istituzioni scolastiche e dal rapporto docente-discente) per invitarli, nel prosieguo della loro vita personale e professionale, a ricordare Gaza e lo sterminio nella Striscia, le responsabilità militari e quelle politiche. Su quest’ultimo punto – la presunta, possibile feroce critica al governo – dopo un articolo del “Tempo”, l’Usr del Lazio ha fatto partire con solerzia l’ispezione e l’audizione dei coinvolti, il caso è finito in Parlamento.

Appendere su una scuola lo striscione “L’Italia agli italiani” è invece “condivisibile” (cit. Valditara). E infatti al liceo classico Monti di Cesena l’ispezione è partita non per lo slogan nazionalista in voga in tempi di remigrazione, “più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono l’attuale Governo”, ma perché il consiglio di classe ha assegnato un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio “Gli africani siamo noi”. L’eventuale legame tra i due episodi violerebbe, per il ministero, “la deontologia professionale dei docenti”.

Appena pochi giorni prima c’era stata la lettera, partita dal ministero, che invitava con urgenza gli Uffici regionali a censire le istituzioni scolastiche che hanno ospitato incontri con Imam e organizzato visite a moschee per dar seguito a una richiesta dell’onorevole di Futuro nazionale, il vannacciano Rossano Sasso. Risultato: eventi in 7 scuole su 7mila istituti, tutti autorizzati e soprattutto in linea con l’idea di scambio multiculturale della scuola pubblica. Alcuni Uffici scolastici ritenevano invece che fosse «un tema oggetto di particolare attenzione nel dibattito pubblico», addirittura «un fatto di cronaca, che per fortuna non ci ha riguardato direttamente, che ha creato nuove tensioni».

Due anni fa c’era stato il caso della scuola Iqbal Masih di Pioltello, chiusa per Ramadan, grazie alla flessibilità di calendario concessa dall’autonomia. Il terrore di “un’islamizzazione dell’Italia” (copyright Matteo Salvini) aveva fatto scattare verifiche e ispezioni.

E allora le Foibe? La frase meme, al centro di un’interrogazione parlamentare dell’onorevole meloniano Fabio Rampelli che aveva stilato la lista nera delle 41 scuole che per sentito dire non avrebbero celebrato a dovere il Giorno del ricordo, aveva fatto scattare una volta ancora gli Uffici scolastici per conoscere se alla memoria fosse stata data adeguata diffusione e intraprese quali e quante iniziative.

A far più rumore di tutto, è stato però l’annuncio di ispezioni nelle scuole della Toscana e dell’Emilia Romagna, ree di aver ospitato, per volontà degli studenti, un webinar con la relatrice Onu Francesca Albanese. “La scuola non è e non sarà mai luogo di indottrinamento”, diceva Valditara, che invocava per ogni dibattito la presenza di un contraddittorio tanto da metterlo per iscritto in una circolare. Apriti cielo. “La destra censura e vuole spegnere le voci libere, questa è violazione della libertà di espressione”, avevano risposto le opposizioni.

E così, sempre in Emilia, era finito nel mirino un incontro con Assopace Palestina, un’assemblea con un inviato di Al Jazeera, un elaborato critico sulla guerra per i riottosi della condotta.

Bocciata l’assenza di contraddittorio anche per il referendum sulla Giustizia, stravinto alla fine dal “no”. Valditara aveva avvisato le scuole anche allora: guai a invitare un candidato del “no” senza il “sì (fenomeno nettamente prevalente) e viceversa. Altrimenti ispezioni e sanzioni disciplinari.

Molte altre sono state le verifiche sollecitate a spron battuto dal Mim per fatti ben più gravi: la morte del quindicenne Paolo Mendico, che si è tolto la vita nella sua casa nel comune di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, o la sospensione da una scuola di Ladispoli di un bimbo iperattivo, o l’odissea per la capitale di quattro studenti disabili esclusi dalle pubbliche o, ancora, le presunte opacità in un concorso per dirigenti scolastici.

Ma quando di mezzo c’è la politica, il clima regala una certezza: c’è sempre un ispettore pronto a fare il suo lavoro.

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