Istruzione e lavoro, cresce l’occupazione dei giovani ma l’Italia resta indietro per numero di laureati
DA SINERGIE ID SCUOLA
Secondo i dati Istat relativi al 2025, aumentano le opportunità lavorative per neodiplomati e neolaureati e diminuiscono i NEET. La laurea continua a offrire maggiori possibilità di occupazione, ma persistono forti divari territoriali e di genere.
Migliorano le prospettive occupazionali dei giovani italiani, ma il livello di istruzione della popolazione continua a rappresentare una delle principali criticità del Paese. Nel 2025 aumentano i tassi di occupazione di neodiplomati e neolaureati, mentre diminuisce la quota di giovani che non studiano e non lavorano. L’Italia, tuttavia, resta tra gli ultimi Paesi dell’Unione europea per percentuale di laureati.
È quanto emerge dal report Istat “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Anno 2025”, elaborato sulla base dei dati della rilevazione sulle forze di lavoro, che analizza il rapporto tra titoli di studio e opportunità professionali, evidenziando anche le differenze legate al genere, al territorio e alla cittadinanza.
Più lavoro per i giovani, diminuiscono i NEET
Nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati raggiunge il 62,9%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Per i neolaureati sale invece al 78,7%, in crescita di 1,4 punti.
I dati riguardano i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno concluso gli studi da almeno un anno e da non più di tre anni e non sono più inseriti in percorsi di istruzione o formazione.
Nonostante il miglioramento, l’Italia continua a registrare risultati inferiori alla media europea, dove i tassi di occupazione raggiungono rispettivamente il 77,2% per i neodiplomati e l’87% per i neolaureati.
Un segnale positivo arriva anche dalla riduzione dei NEET, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non partecipano ad attività di istruzione o formazione. La loro quota scende al 13,3%, con una diminuzione di 1,9 punti rispetto al 2024. Si riduce così anche la distanza dalla media europea, che passa da 4,1 a 2,3 punti percentuali.
Laureati, Italia penultima nell’Unione europea
Rimane sostanzialmente invariata la quota di popolazione adulta in possesso di un titolo universitario o di altro titolo di istruzione terziaria.
Nel 2025 soltanto il 22,3% degli italiani tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo terziario, contro una media europea del 36,9%. L’Italia si colloca così al penultimo posto nell’Ue, davanti soltanto alla Romania.
Il confronto con gli altri grandi Paesi europei evidenzia un ritardo particolarmente significativo: in Francia la quota di laureati raggiunge il 44,9%, mentre in Spagna si attesta al 42,4%.
Più diffuso è invece il diploma di scuola secondaria superiore, posseduto dal 44,7% della popolazione italiana nella fascia d’età considerata, una percentuale leggermente superiore alla media europea del 44,3%.
Persistono inoltre importanti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno soltanto il 18,7% degli adulti possiede un titolo terziario, contro il 23,1% del Nord e il 26,4% del Centro.
Le donne continuano a risultare mediamente più istruite degli uomini: il 25,9% possiede un titolo terziario, rispetto al 18,6% della popolazione maschile.
La laurea continua a fare la differenza nel mercato del lavoro
Il rapporto conferma che un livello di istruzione più elevato si associa a maggiori opportunità occupazionali.
Nel 2025 il tasso di occupazione delle persone tra i 25 e i 64 anni raggiunge l’85,3% tra chi possiede un titolo terziario, contro il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi ha conseguito al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore.
Il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma è quindi pari a 10,7 punti percentuali, mentre raggiunge i 29,2 punti nel confronto con i livelli di istruzione più bassi.
Anche il rischio di disoccupazione diminuisce al crescere del titolo di studio: il relativo tasso è pari al 3% tra i laureati, al 5% tra i diplomati e all’8,7% tra le persone meno istruite.
Donne più istruite, ma ancora penalizzate nell’occupazione
Il maggiore livello di istruzione femminile non si traduce automaticamente in una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.
Tra i 25 e i 64 anni, il tasso di occupazione delle donne si ferma al 60,8%, contro l’80,9% degli uomini, con una differenza di oltre 20 punti percentuali.
Il divario si riduce però sensibilmente al crescere del titolo di studio: raggiunge i 33,9 punti tra le persone meno istruite, scende a 20,8 punti tra i diplomati e si riduce a 6,5 punti tra i laureati.
Rispetto al 2024, inoltre, l’occupazione delle donne laureate cresce più rapidamente di quella maschile, contribuendo a una lieve riduzione delle disuguaglianze.
Restano marcate anche le differenze territoriali. Sebbene nel Mezzogiorno l’occupazione di diplomati e laureati cresca più rapidamente rispetto al Nord, i tassi continuano a essere inferiori rispettivamente di 19,2 e 10,2 punti percentuali.
Le criticità: laureati stranieri, part-time involontario e contratti a termine
Tra gli aspetti evidenziati dall’Istat figura anche la difficoltà dei cittadini stranieri a valorizzare i titoli di studio più elevati.
Nel 2025 il tasso di occupazione degli stranieri laureati scende al 68,4%, contro l’86,3% dei laureati italiani. Un dato particolarmente significativo è che, tra gli stranieri, i laureati risultano meno occupati dei diplomati, il cui tasso raggiunge il 70,7%.
Permane inoltre il fenomeno del part-time involontario, che interessa il 45,7% delle donne occupate a tempo parziale. La percentuale sale al 62,3% nel Mezzogiorno e raggiunge il 67,8% tra le lavoratrici meridionali con i livelli di istruzione più bassi.
Diminuisce invece il ricorso ai contratti a termine. Tra i lavoratori dipendenti di 25-64 anni la quota scende dall’12,6% del 2024 all’11,7% del 2025. Tra i giovani di 25-34 anni si attesta al 21,8%, con una riduzione di 2,1 punti percentuali.
Istruzione decisiva, ma persistono le disuguaglianze
Nel complesso, i dati Istat confermano il ruolo centrale dell’istruzione nel favorire l’accesso al lavoro e nel ridurre il rischio di disoccupazione.
I miglioramenti registrati nel 2025, soprattutto tra i giovani, rappresentano un segnale incoraggiante. Rimangono tuttavia aperte due questioni fondamentali: aumentare la quota di popolazione con un titolo di istruzione terziaria e ridurre le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso al lavoro, in particolare per le donne, i residenti nel Mezzogiorno e i cittadini stranieri.



