Rinnovo contratto scuola passa dall’ARAN, ma per ammissione del dottor Naddeo la chiusura a breve non è ipotizzabile. Le posizioni con i sindacati restano ancora lontane, i soldi a disposizione sono pochi e, come era prevedibile, per non fare figuracce la politica ha deciso di rimandare il rinnovo a dopo l’esito elettorale del 25 settembre.

Il presidente dell’Aran ha ammesso: “Vogliamo concludere il prima possibile, ma la trattativa è complicata. Più fondi? Decide la politica”. “Vogliamo concludere il prima possibile, ma la trattativa non è facile, anzi, è complicata. Le trattative sono serrate, ma essendo un contratto nel quale sono comprese 4 diverse sezioni ci sono dei tempi più lunghi. In ogni caso si sta procedendo a delle riunioni sugli ordinamenti del personale divise per i vari settori che compongono il comparto. I fondi sono quelli disponibili dalla Legge di Bilancio, vediamo poi cosa accadrà dopo le elezioni. In base alle risorse stanziate nella legge di bilancio l’incremento complessivo per il personale docente è pari al 4,22% per un importo di euro 102,08 mensili. È noto su questo punto la contrarietà dei sindacati che ritengono non sufficienti le risorse finanziarie stanziate. Eppure, come ha ricordato di recente il presidente Mattarella ‘il valore della scuola è centrale per la Repubblica’”.

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E aggiunge: “L’intero comparto è strategico per il presente e il futuro del nostro Paese. Il contratto deve dettare regole più moderne e soprattutto fornire a questi settori strumenti adeguati per la gestione e la valorizzazione del personale”

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Conclude: “Il contratto scuola entrerà in vigore sicuramente nel 2023, quando saremo al secondo anno del triennio 2022-25. Così non va bene. Bisogna accelerare i tempi di approvazione del contratto. Adesso, poi, bisogna fare i conti anche con l’inflazione molto alta”.

Auspica “che alcune questioni riguardanti le risorse finanziarie possano essere risolte velocemente in modo da chiudere questo contratto entro la fine dell’anno”.