dal blog di Gianfranco Scialpi

 

Caldo e adeguamento calendario scolastico. Alle attuali condizioni il  semplice postcipito non risolve il problema. Occorrono soluzioni normative e/o strutturali.

Caldo e adeguamento calendario scolastico

Caldo e adeguamento calendario scolastico. L’estate 2023 sembra non volerci lasciare. Settembre è risultato un prolungamento climatico dei mesi di luglio e agosto. Dal 1977 (legge 517/77) è il mese programmato per l’inizio delle attività didattiche. Climaticamente un’altra era. Le stagioni risultavano più regolari. Esistevano anche l’autunno e la primavera. Dopo quasi cinquanta’anni tutto è cambiato. Le mezze stagioni non esistono più. L’anticiclone delle Azzorre che rendeva le nostri estati sopportabili latita.
Risultato: il rientro a scuola è una sofferenza. Le aule chiuse per tutto il periodo estivo hanno immagazzinato calore che sommato a quello di questi giorni rende gli ambienti invivibili. Da qui la moltiplicazione di notizie dal fronte che presentano le aule come dei forni. Situazione che diventa critica anche per la presenza di classi pollaio. N0n sorprendono gli effetti sugli alunni che diventano mal-essere (svenimenti), costringendo una Preside ad anticipare la fine delle lezioni.

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Inutile il posticipo. Servono soluzioni diverse

Ovviamente molti docenti, e non solo, chiedono l’inizio delle lezioni a ottobre. Un sondaggio conferma l’orientamento. L’esito era scontato. Purtroppo la semplice richiesta non è sufficiente, se non si cambia la normativa di riferimento che ha portato inizialmente i giorni complessivi di lezioni a 215 (inizio il 20 settembre) e poi in almeno 200 (D.lvo 297/94). A normativa invariata, infatti il posticipo determinerebbe un allungamento dell’anno scolastico a fine giugno (piena estate).
Comunque la modifica determinerebbe la reazione di molti genitori-lavoratori. Aumenterebbero le petizioni per riaperture o chiusure ritardate (fine luglio).
Una soluzione fattibile è l’installazione in tutte le aule dei sistemi di ventilazione e di ricambio dell’aria. Interessante un articolo de Il Sole 24 Ore (Covid e qualità dell’aria, avanti piano- 25 settembre) che purtroppo registra una situazione a macchia di leopardo. La Regione Marche è risultata l’apripista (2020), non attendendo neanche le linee guida del Ministero della salute (agosto 2022). Finora lo stanziamento è stato di 10 milioni. Altre regioni stanno seguendo come la Lombardia, il Veneto e la Basilicata Piemonte, e la provincia autonoma di Bolzano. Purtroppo il territorio nazionale è molto più esteso e come si legge nell’articolo manca una regia centrale.
Quindi le soluzioni ci sono, soprattutto la seconda. Ma al momento dal governo non arriva nulla. Quando era all’opposizione G. Meloni aveva promesso l’installazione di questi dispositivi, criticando la soluzione delle finestrte aperte. Ma sappiamo che tra il dire e il fare esiste il mare l’oceano…