Assunzioni docenti, sindacati in pressing sul governo
di Laura Razzano, Italia Oggi
Le organizzazioni sindacali chiedono interventi urgenti per coprire i posti vacanti e superare le rigidità del Pnrr. Il rischio di sanzioni europee incombe sull’Italia per il precariato irrisolto
Per l’anno scolastico 2025/2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha disposto, su autorizzazione del Ministero dell’economia, 48.504 immissioni in ruolo per il personale docente, a fronte di 52.885 posti vacanti in organico di diritto. Per l’anno prossimo, il contingente autorizzato scende a 46.642 assunzioni su 46.826 posti disponibili. Si stanno svolgendo proprio in questi giorni le operazioni di nomina dalle graduatorie dei numerosi concorsi svolti negli ultimi sei anni. Gli esiti saranno noti a breve, ma è già prevedibile che non tutti i posti disponibili saranno coperti, per esaurimento delle relative graduatorie, a settembre. Discorso valido in particolare al Nord e su alcune classi di concorso, come quelle inerenti le materie Stem.
Il dibattito sul reclutamento scolastico nella XIX Legislatura ha trovato nel disegno di legge Senato n. 545 uno dei passaggi più densi di attenzione istituzionale e sindacale. Presentato formalmente alla presidenza l’8 febbraio 2023, ben tre anni fa, su iniziativa dei senatori Carmela Bucalo e altri parlamentari di Fratelli d’Italia. Proprio in questi giorni il testo è tornato all’attenzione della Commissione e ha riacceso il dibattito sul precariato.
L’iter parlamentare e il reclutamento docente
L’iter parlamentare è iniziato con l’assegnazione in sede redigente alla 7ª Commissione permanente del Senato il 28 marzo 2023. La fase istruttoria ha visto la calendarizzazione delle audizioni formali a partire dal 30 settembre 2025, nel corso della 250ª seduta, momento in cui la commissione ha ascoltato i rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito e le principali sigle sindacali. L’acquisizione dei contributi tecnici e delle memorie depositate da Cgil, Cisl, Uil, Anief e Gilda si è poi consolidata nel successivo passaggio formale registrato il 25 febbraio 2026 durante la 282ª seduta. In questo scenario, segnato dalle infrazioni comunitarie, si è riaperto il confronto sul reclutamento stabile e sul ripristino del doppio canale.
L’esame in 7ª Commissione permanente del Senato fotografa una realtà complessa, nella quale le aspettative di stabilizzazione si scontrano con i vincoli del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con le pressanti richieste del mondo sindacale. Per comprendere la portata della proposta parlamentare, occorre riavvolgere il nastro della storia del reclutamento scolastico italiano. La struttura del doppio canale trovò la sua formalizzazione nella legge 27 dicembre 1989, n. 417, la quale impose una ripartizione simmetrica dei posti disponibili: il 50% era destinato ai vincitori dei concorsi ordinari per titoli ed esami, mentre il restante 50% veniva assegnato allo scorrimento delle graduatorie permanenti, note successivamente come Graduatorie ad esaurimento. Tale architettura ha garantito per anni un argine fondamentale contro l’abuso dei contratti a termine, offrendo stabilità al personale docente abilitato.
L’evoluzione storica del sistema di reclutamento
L’equilibrio si è bruscamente interrotto nel 2008, anno in cui è stato progressivamente inibito l’inserimento dei nuovi abilitati nelle Gae. Da quel momento, il legislatore ha tentato di tamponare l’emergenza attraverso una miriade di procedure concorsuali straordinarie, elenchi aggiuntivi e canali paralleli, culminati nei rigidi paletti imposti dal Pnrr. Dal 2020, con l’istituzione delle Graduatorie provinciali per le supplenze e l’avvio di diversi cicli di abilitazione, il bacino dei precari con requisiti per l’accesso al ruolo si è notevolmente ampliato. Da più parti si evidenzia l’esigenza di riconoscere il valore della professionalità maturata attraverso anni di servizio sul campo, un’esperienza quotidiana senza la quale il sistema scolastico nazionale faticherebbe a reggersi.
Gli interventi normativi succedutisi dal 2023 hanno cercato di ampliare le vie d’accesso: dai canali riservati agli idonei dei concorsi 2020 fino all’introduzione recente degli Elenchi Regionali pensati per assorbire i candidati idonei delle procedure concorsuali Pnrr. Le riforme degli ultimi anni, però, hanno privilegiato la via concorsuale pura, generando un imponente contenzioso e portando l’Italia sul banco degli imputati presso la Corte di Giustizia Europea per violazione della direttiva 1999/70/CE sull’abuso dei contratti a tempo determinato. La crescita esponenziale delle supplenze annuali, soprattutto sul sostegno, mette in mostra un sistema ancora incapace di coprire tempestivamente i posti vacanti, rendendo urgente una revisione strutturale delle regole d’accesso ai ruoli.
I contenuti principali del disegno di legge Bucalo
Il disegno di legge Bucalo interviene sul Decreto-legge 73/2021, con sei articoli chiave che ridisegnano le procedure di immissione in ruolo. L’articolo 1 sul reclutamento stabilisce che i posti comuni e di sostegno vacanti e disponibili che residuano dopo le normali immissioni in ruolo siano assegnati con contratto a tempo determinato ai docenti iscritti nella prima e nella seconda fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze.
Durante questo periodo a tempo determinato, i candidati svolgono il percorso annuale di formazione iniziale e prova, al cui superamento positivo consegue l’immissione in ruolo con decorrenza giuridica dal primo settembre. Riguardo la formazione iniziale dei docenti l’articolo 2 prevede che i docenti assunti dalla seconda fascia delle Gps siano obbligati a partecipare, pena la decadenza, ad appositi corsi universitari annuali di abilitazione e specializzazione organizzati dagli atenei in stretta collaborazione con le scuole e l’amministrazione regionale. I percorsi mirano a completare la preparazione disciplinare e didattica, concludendosi con un esame finale che ammette la ripetizione in caso di esito negativo. Del tirocinio formativo attivo per il sostegno si occupa l’articolo 3 che dispone l’ammissione in sovrannumero al corso di specializzazione sul sostegno per tutti i soggetti idonei alle precedenti selezioni o in possesso di almeno ventiquattro mesi di servizio specifico, prevedendo anche modalità telematiche per le attività non di tirocinio.
Per gli insegnanti di religione cattolica l’articolo 4 modifica l’articolo 1-bis del decreto-legge 126/2019, stabilendo che le immissioni in ruolo mediante lo scorrimento delle graduatorie di merito siano effettuate su tutti i posti vacanti e disponibili. Sarà un decreto ministeriale, come previsto all’articolo 5, a definire le attività formative specifiche per i docenti di ruolo, per facilitare i passaggi tra classi di concorso affini e la conversione tra posto comune e sostegno. Le norme transitorie dell’articolo 6 dispongono infine l’integrazione delle graduatorie concorsuali con i candidati che hanno raggiunto il punteggio minimo nelle prove orali, la proroga della validità delle graduatorie dei concorsi ordinari e la salvaguardia dei ruoli per il personale assunto con riserva in forza di provvedimenti giurisdizionali, disponendo l’annullamento degli eventuali provvedimenti di licenziamento e il reintegro in servizio.
Le posizioni dei sindacati e del Governo
Il confronto istituzionale svoltosi in settima Commissione al Senato ha fatto emergere, fin dallo scorso anno, posizioni divergenti tra le organizzazioni sindacali, divise tra la necessità di sanare il precariato storico e l’esigenza di tutelare rigorosamente la qualità e il merito dell’azione formativa. La Federazione Gilda degli Insegnanti ha espresso una netta contrarietà nei confronti di misure percepite come sanatorie indiscriminate. Il sindacato ha denunciato il rischio concreto di alimentare un mercato dei titoli e di svalutare la professionalità docente, ribadendo con fermezza che la formazione iniziale deve essere ricondotta sotto la diretta e rigorosa responsabilità del Ministero dell’Istruzione e del Merito, bocciando i percorsi telematici, spesso privi di effettivo spessore. L’Anief, attraverso le parole del presidente, ha invocato l’approvazione urgente di un decreto-legge per estendere le assunzioni sul cento per cento dei posti vacanti e superare le rigidità del Pnrr, ricordando che la mancata risoluzione del precariato espone l’Italia a sanzioni milionarie da parte della Corte di Giustizia Europea. La Cisl Scuola ha espresso un giudizio favorevole sull’impostazione del doppio canale, richiamando l’efficacia dimostrata dalle nomine da Gps sul sostegno. Tuttavia, il sindacato ha avanzato proposte correttive, chiedendo di coordinare le Gps con i nuovi elenchi regionali e di riservare una quota fissa del cinquanta per cento dei posti alle graduatorie concorsuali. La Flc Cgil ha puntato l’indice contro l’anacronismo temporale del testo legislativo e la totale assenza di coperture finanziarie strutturali, evidenziando che una riforma a costo zero non può risolvere la piaga di oltre duecentomila supplenti e non affronta il nodo degli organici ridotti. La Uil Scuola Rua ha insistito sulla necessità di convertire l’organico di fatto in organico di diritto e di ampliare la mobilità territoriale interregionale, consentendo ai docenti di candidarsi anche in province e regioni diverse per azzerare le cattedre scoperte.




