Reazioni al Decreto Scuola 2026:

Decreto legge Scuola 2026: sintesi delle principali misure

da FL CGIL

Il testo di ingresso è stato discusso durante il Consiglio dei Ministri di giovedì 24 settembre. Per la FLC CGIL alcune misure sono da stralciare

Sostegno agli alunni con disabilità

La “semplificazione” annunciata è solo di facciata. In realtà impoverisce il PEI, che per sua natura dovrebbe evolvere insieme all’alunno, e scarica su famiglie e scuole l’onere di dimostrare la necessità di modifiche. Dietro la riduzione della burocrazia si nasconde la mancanza di risorse adeguate che finisce per subordinare il diritto costituzionale all’istruzione ai vincoli di bilancio.

Orientamento, inclusione e contrasto alla dispersione

Il rifinanziamento riguarda figure, come il tutor e l’orientatore, che nelle scuole hanno già sollevato forti perplessità, perché hanno limitato l’autonomia dei collegi e compresso la contrattazione di istituto. La FLC CGIL chiede che la ripartizione delle risorse sia definita, come prevede il CCNL, nella contrattazione integrativa nazionale e non più con decreto ministeriale, e segnala che buona parte dei fondi viene sottratta al “docente stabilmente incentivato”.

Semplificazione

Sul potenziamento del SIDI il giudizio è in parte positivo: dopo anni di richieste, il Ministero decide finalmente di investire sull’interoperabilità delle banche dati. L’intervento resta però parziale, sia per durata sia per risorse, dato che servirebbe un investimento strutturale di 50 milioni. Desta inoltre perplessità l’ambiguo riferimento alla “valutazione”, mentre le questioni di fondo, dall’eliminazione di Passweb al Ministero come unico interlocutore delle scuole, restano irrisolte.

Latino nella scuola secondaria di primo grado

Molto più netto il giudizio sul latino nella scuola secondaria di primo grado. L’insegnamento resta facoltativo, non viene stabilizzato nell’ordinamento e non dispone di risorse dedicate, riducendo di fatto la progettazione autonoma delle scuole. Nel merito, la FLC CGIL ribadisce la propria contrarietà: l’enfasi identitaria trasforma un’opzione didattica in uno strumento di selezione socioculturale e compromette l’unitarietà del primo ciclo.

Formazione incentivata

Negativo anche il giudizio sulla formazione incentivata. Ancora una volta il Governo si sostituisce alla contrattazione collettiva, e lo fa proprio mentre all’Aran è in corso il rinnovo del CCNL. Il modello di formazione premiale è considerato divisivo ed elitario: le risorse dovrebbero servire ad aumentare le retribuzioni di tutto il personale, non a premiare una ristretta platea di docenti.

Welfare studentesco

L’intervento sui libri di testo è una misura parziale e tampone, del tutto insufficiente di fronte al carovita che pesa sulle famiglie. Non immette risorse nuove ma sposta fondi da un capitolo all’altro del bilancio ministeriale e, restringendo la platea dei beneficiari a pochi anni di corso, frammenta il diritto allo studio invece di renderlo universale.

Anche il sostegno al contrasto del cyberbullismo si risolve in un finanziamento “a rubinetto”, limitato nel tempo e privo di visione strutturale, che impedisce alle scuole di programmare interventi continuativi. Particolarmente grave è che la copertura venga ricavata tagliando il fondo destinato all’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, in un Paese che fa i conti quotidianamente con i femminicidi.

Scuola europea di Brindisi

La misura valorizza un canale d’élite a scapito della scuola statale ordinaria, proprio mentre questa soffre per tagli agli organici, carenza di personale ATA e strutture inadeguate. Destinare risorse a un progetto riservato a pochissime unità di personale rappresenta un ulteriore spostamento verso modelli privatistici ed elitari, lontani dall’idea di una scuola inclusiva per tutti.

Friuli Venezia Giulia

Si tratta del primo vero ingresso della gestione privata nella scuola pubblica. Si consente di reclutare personale al di fuori di procedure formalizzate e trasparenti e di equipararlo pienamente alla funzione docente, supplendo alla carenza di professionalità con nomine dirette. Come conclude il commento, “anche per la scuola è cominciata la stagione degli appalti”.

Ulteriori misure e proroghe

Fun Ds. Lo stanziamento per il Fondo unico nazionale dei dirigenti scolastici, presentato come un passo verso l’armonizzazione con la restante dirigenza pubblica, serve in realtà soprattutto a garantire la tenuta delle retribuzioni, che da anni si reggono anche su risorse una tantum. Insieme agli incrementi del nuovo CCNL, assicurerà la stabilità della retribuzione di posizione anche per il 2025/26.

Fondo per l’educazione al rispetto. Negativo invece il giudizio sulle risorse per l’educazione al rispetto. Il fondo destinato alle attività contro la violenza sulle donne, già decurtato per il cyberbullismo, viene di fatto esaurito prima ancora di conoscerne l’utilizzo e senza alcun monitoraggio. Il risultato è una riduzione complessiva dei finanziamenti per il contrasto alla violenza di genere, con l’esclusione, tra l’altro, del ruolo di INDIRE.

Funzionari EQ. Positiva, infine, la norma sulle graduatorie per l’accesso all’area dei funzionari, che apre una prospettiva concreta di stabilizzazione e valorizza in particolare l’esperienza degli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA. Ora è fondamentale che venga pienamente attuata, con assunzioni su tutti i posti liberi e non solo su quelli del turn over.

Conclusione delle attività PNRR (finanziamento attività aggiuntive ATA)

Il riconoscimento economico del lavoro straordinario del personale ATA va nella direzione giusta, ma il sovraccarico delle segreterie non è un’emergenza limitata al 2026: è ormai un fenomeno strutturale. Per questo servono un incremento permanente del FMOF e un piano straordinario di assunzioni ATA.

Pur essendo doveroso retribuire il lavoro svolto, suscita forti perplessità la scelta di pagare il salario accessorio del personale comandato presso il Ministero con risorse del comparto scuola, anziché con il bilancio dell’amministrazione che se ne avvale. Ancora meno accettabile è finanziare gli straordinari del personale ministeriale delle Funzioni centrali sottraendo fondi destinati al sistema di istruzione, come quelli per lo 0-6 e per la formazione. Inoltre i 5 milioni aggiunti al FMOF rappresentano una cifra del tutto inadeguata rispetto al carico di lavoro previsto e al personale coinvolto.

Istituti tecnici e professionali

Le modifiche introdotte sono un primo risultato della pressione esercitata dagli istituti tecnici organizzati in rete e dalle iniziative di lotta della FLC CGIL, anche se mancano indicazioni su come ripartire le ore recuperate. Intervenire su aspetti centrali del curricolo a poche settimane dall’avvio della riforma ne dimostra però tutti i limiti. L’assenza delle Linee guida e il permanere dei nodi irrisolti confermano il giudizio profondamente negativo sull’intero impianto della riforma e rafforzano la mobilitazione, a partire da quella sulle attività aggiuntive.

Edilizia scolastica

La proroga delle procedure straordinarie, finalizzata a consentire il completamento degli interventi del PNRR e a garantire supporto tecnico agli enti locali, risponde a criticità reali. Tuttavia, si tratta di una misura insufficiente rispetto alle condizioni complessive del patrimonio scolastico.
L’intervento resta infatti concentrato sulla gestione della fase conclusiva del PNRR, senza introdurre nuove risorse né delineare una strategia strutturale per il periodo successivo.
È invece necessario un piano pluriennale per l’edilizia scolastica, fondato su risorse certe e stabili, capace di garantire continuità agli investimenti e di affrontare in modo organico manutenzione, sicurezza, riqualificazione ed efficientamento degli edifici scolastici.

Università e ricerca

La deroga al limite temporale per gli incarichi di ricerca nei progetti Marie Skłodowska-Curie rischia di aprire la strada a ulteriori eccezioni, estendendo l’uso di una forma contrattuale precaria e priva di tutele e ampliando, anziché ridurre, il precariato della ricerca. Quanto al cofinanziamento dei partenariati Horizon Europe e dei progetti legati al Piano Mattei, non si tratta di risorse aggiuntive ma di una redistribuzione di fondi già assegnati al MUR.

Integrazione degli studenti stranieri

L’approccio sanzionatorio è l’ennesima espressione della deriva “sicuritaria” delle politiche governative sulla scuola: l’integrazione si costruisce con l’accoglienza e l’inclusione, non con multe e condanne. Collegare la padronanza dell’italiano dei genitori a un deficit di responsabilità educativa è discriminatorio ed etnocentrico, e trasforma la collaborazione con i servizi sociali in una forma di delazione che mina proprio l’alleanza tra scuola e famiglia. Resta poi del tutto indefinito chi, dentro la scuola, dovrebbe accertare le carenze linguistiche.

Il divieto di frequentare con il volto coperto ha l’unico scopo di stigmatizzare le ragazze che indossano il niqab. È una misura inutile, sia perché la legge già disciplina la materia, sia perché i casi nelle scuole italiane sono numericamente irrilevanti.

Tetto del 30% di alunni stranieri per classe

La norma ha un intento chiaramente propagandistico, perché interviene con una regola generale su situazioni del tutto eccezionali, che riguardano circa lo 0,4% della popolazione scolastica. Dietro l’approccio burocratico si cela una logica di separazione che presenta la multiculturalità come un ostacolo da cui proteggere gli studenti autoctoni. Trasferire alunne e alunni in altre scuole significa sradicarli dal loro quartiere, violando il diritto allo studio e il principio di prossimità, mentre per gestire la complessità servirebbero risorse, organici adeguati e classi sostenibili.

Allo stesso modo, affidare ai collegi dei docenti la scelta della classe di inserimento dei neoarrivati, senza più il riferimento all’età, non valorizza l’autonomia scolastica ma aumenta il rischio di esclusione, discriminazione e disagio.

Personale tecnico-amministrativo delle università

L’intervento accoglie una richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali e rispetta un impegno assunto dal Ministero nel Protocollo del 28 gennaio 2026, rendendo stabile nella retribuzione fondamentale del personale TAB l’intera quota dei 50 milioni annui. Resta tuttavia un intervento a costo zero, che non esaurisce gli impegni assunti su risorse aggiuntive e trattamento accessorio.

Appena sarà pubblicato il testo definitivo pubblicheremo un commento approfondito sulle singole misure. La FLC CGIL si batterà in tutte le sedi politiche e istituzionali affinché vengano stralciate le misure più odiose contenute nel DL.

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