Cambia la valutazione dei presidi, ma non i risultati: solo 8 bocciati su 7.099
di Eugenio Bruno, Il Sole 24 Ore
Dal giudizio dipende l’attribuzione o meno della retribuzione di risultato (circa 6mila euro annui aggiuntivi).
Il mese di luglio si chiude con un pieno di buone notizie per i dirigenti scolastici. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri di giovedì 23 al Ccnl 2022-24, che porterà ai presidi aumenti medi di 500 euro e arretrati fino a 6mila euro, arrivano anche i risultati della valutazione per l’anno scorso (il 2024/25). Da cui dipendono altri 6mila euro circa di retribuzione di risultato.
Nonostante il cambio di sistema – che ha eliminato il collegamento con le fasce di complessità degli istituti e ha ancorato la premialità al raggiungimento degli obiettivi centrali e regionali, anche al fine di evitare distribuzioni “a pioggia” – i numeri sono quasi bulgari.
Su 7.099 casi esaminati solo otto (pari allo 0,11%) non hanno superato la soglia minima di 30 punti su 100. Mentre gli altri 7.091 ce l’hanno fatta.
I risultati complessivi
Nel corso di un incontro avvenuto nei giorni scorsi a viale Trastevere, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato alle organizzazioni sindacali che 6.114 capi d’istituto (cioè l’86% del totale) sono stati valutati con un “ottimo”, 883 hanno portato a casa invece un “buono” e 94 si sono fermati al “sufficiente”. Più gli otto insufficienti citati prima. Sempre il Mim ha aggiunto che in 711 casi è stata chiesta la procedura di contraddittorio, cui sono seguite 66 richieste di attivazione della procedura di conciliazione davanti all’organismo di garanzia. In 38 di queste è stato formulato un parere favorevole alla modifica del punteggio, che è stato recepito dai direttori degli Uffici scolastici regionali.
Piattaforma ancora aperta
Nel corso dello stesso incontro si è parlato anche della valutazione per l’anno scolastico appena terminato (il 2025/2026) e per il prossimo (il 2026/27). Sul primo fronte, sono state fornite alcune indicazioni tecniche, evidenziando che la piattaforma è ancora aperta per permettere alla stessa amministrazione di aggiornare i dati in fase di verifica e agli interessati di inserire eventuali elementi non rilevati in automatico dal sistema. Con la specifica ulteriore che sarà possibile farlo fino al 7 di settembre e che la conclusione dell’intera operazione dovrà avvenire entro il mese di novembre 2026.
Gli obiettivi per il 2026/27
Sul secondo fronte, sono state condivise le prime indicazioni sui nuovi obiettivi allo studio. Sia su quelli di carattere nazionale (che impattano per 70/100), sia su quelli definiti in ambito regionale (dal valore di 10/100). Tra le novità, spiccano i target legati al contributo della scuola al successo formativo degli studenti, il rafforzamento della coerenza tra il rapporto di autovalutazione delle scuole (il Rav) e il Piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) e la diversità della valutazione su scala regionale. Ma i sindacati si sono detti perplessi. La Uil Scuola, ad esempio, ha evidenziato che i nuovi obiettivi non tengono adeguatamente conto delle specificità dei Centri per l’istruzione degli adulti (Cpia) mentre la Cisl Scuola ha contestato la notevole differenza emergente tra le varie regioni e la mancanza di valutazioni graduate percentualmente in relazione ad obiettivi complessi. E chissà che i loro rilievi non vengano accolti.



