Le pause dallo studio fanno bene al cervello?
Le pause dallo studio fanno bene al cervello? La ricerca sulla “Default Mode Network” offre nuovi spunti sul calendario scolastico.
Ogni estate torna il dibattito sul calendario scolastico: vacanze troppo lunghe o necessarie? Se da un lato pedagogisti ed esperti discutono del cosiddetto summer learning loss, dall’altro le neuroscienze ricordano che il cervello non lavora solo quando studia.
Una recente revisione pubblicata sulla rivista Biology analizza il ruolo della Default Mode Network (DMN), una rete cerebrale che entra in funzione soprattutto durante i momenti di riposo, quando non siamo concentrati su un compito preciso.
Il cervello continua a lavorare anche durante le pause
Secondo gli autori, nei periodi di riposo il cervello non “si spegne”. Al contrario, continua a svolgere attività fondamentali come:
- consolidare ricordi ed esperienze;
- rielaborare quanto appreso;
- immaginare situazioni future;
- sviluppare autoconsapevolezza;
- regolare le emozioni;
- favorire la creatività.
In altre parole, il tempo libero rappresenta anche un momento di elaborazione mentale.
Cosa significa per la scuola?
Lo studio non affronta direttamente il calendario scolastico, ma le conoscenze sulla Default Mode Network suggeriscono una riflessione.
L’apprendimento efficace non dipende esclusivamente dalle ore trascorse sui libri. Anche pause, sonno, tempo libero e attività non strutturate contribuiscono alla rielaborazione delle conoscenze.
Per questo motivo diversi neuroscienziati sottolineano da anni l’importanza di alternare momenti di studio intenso a periodi di recupero cognitivo.
Vacanze sì, ma senza abbandonare completamente l’apprendimento
Naturalmente la ricerca non dimostra che vacanze più lunghe siano automaticamente migliori.
Anzi, numerosi studi sul summer learning loss (ad esempio) evidenziano che una lunga interruzione può determinare una perdita di alcune competenze, soprattutto in matematica e lettura, con effetti più marcati negli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati.
Il punto, quindi, non sembra essere scegliere tra scuola continua o vacanze prolungate, ma trovare un equilibrio.




