LA SCUOLA NON SI MISURA SOLO DAI GIORNI DI VACANZA
Redazione, Normative Scuola ELC
Prima di dire che la scuola italiana chiude troppo, bisognerebbe guardare tutto l’anno scolastico
Quando si parla di calendario scolastico, si guarda quasi sempre al periodo estivo. È lì che nasce la polemica. Ma se si osservano i numeri, il quadro cambia.
In Italia la scuola non ha pochi giorni di attività. Al contrario, è tra i Paesi europei con più giorni di scuola.
Nella scuola dell’infanzia l’orario dei docenti è di 25 ore settimanali di insegnamento.
Nella scuola primaria l’orario è di 22 ore di insegnamento più 2 ore di programmazione.
Nella scuola secondaria di primo grado e di secondo grado l’orario frontale è di 18 ore settimanali.
Queste però sono solo le ore davanti alla classe. Non rappresentano tutto il lavoro docente.
Sul versante degli studenti, i dati OCSE indicano che in Italia la primaria arriva a circa 917 ore annue di istruzione obbligatoria, contro una media OCSE di circa 804 ore. La secondaria di primo grado arriva a circa 990 ore annue, sopra la media OCSE.
Anche il numero dei giorni è alto. L’Italia prevede almeno 200 giorni di lezione. La Danimarca si colloca su valori simili. La Germania è generalmente intorno a 188-190 giorni, con differenze tra Länder. La Spagna prevede almeno 175 giorni. La Svezia si colloca intorno a 178 giorni. La Francia varia in base all’organizzazione e al grado scolastico. L’Albania, nelle rilevazioni Eurydice, è indicata tra i sistemi con circa 165 giorni.
Quindi il punto non è dire che in Italia si faccia poca scuola. I dati dicono il contrario.
La vera differenza è nella distribuzione delle pause.
In Italia la sospensione più lunga è concentrata in estate, con vacanze natalizie, pausa pasquale, festività nazionali e adattamenti regionali.
In molti altri Paesi europei, invece, le pause sono più distribuite durante l’anno. Ci sono interruzioni autunnali, pause invernali, settimane di sospensione a febbraio o in primavera, e un’estate spesso più breve.
Ma siamo sicuri che in Italia questo modello sarebbe accolto senza polemiche?
Se le scuole chiudessero una settimana a ottobre, molte famiglie direbbero di non avere ferie.
Se ci fosse una pausa a febbraio, si chiederebbero attività alternative.
Se aumentassero le sospensioni durante l’anno, probabilmente si tornerebbe a chiedere alla scuola di coprire ciò che manca nei servizi territoriali.

Ed è qui che la discussione diventa più seria.
Il problema delle famiglie esiste. Conciliare lavoro, figli, ferie e costi dei servizi è difficile. Ma non si può trasformare ogni difficoltà sociale in una richiesta automatica alla scuola.
La scuola è un’istituzione educativa, non un parcheggio permanente.
E mentre si parla dei giorni in cui gli studenti sono a casa, si dimentica il lavoro che i docenti svolgono tutto l’anno.
Secondo TALIS 2024, i docenti italiani della secondaria di primo grado a tempo pieno dichiarano in media 32,7 ore settimanali di lavoro. Di queste, 18,8 ore sono dedicate all’insegnamento. Le altre 13,9 ore riguardano preparazione delle lezioni, correzione, valutazione, attività amministrative e compiti professionali collegati alla didattica.
Rispetto al 2018, il carico è aumentato di 1,1 ore settimanali. Sono cresciute la preparazione delle lezioni, la correzione degli elaborati e le attività amministrative.
Questo dato riguarda la secondaria di primo grado, ma aiuta a comprendere una realtà che attraversa tutti i gradi.
Nell’infanzia il lavoro non si esaurisce nelle 25 ore con i bambini. Ci sono osservazione educativa, progettazione, documentazione, rapporti con le famiglie, continuità, inclusione, gestione quotidiana dei bisogni emotivi e relazionali.
Nella primaria, oltre alle 22 ore più 2 di programmazione, ci sono preparazione dei materiali, correzione, valutazione, progettazione interdisciplinare, gestione della classe, rapporti continui con le famiglie, inclusione, documentazione.
Nella secondaria il lavoro sommerso diventa spesso enorme perché un docente può seguire molte classi e arrivare a 120, 150 o anche 180 studenti diversi. Questo significa più verifiche da correggere, più elaborati da valutare, più consigli di classe, più situazioni individuali da seguire, più PEI, PDP, relazioni, GLO, comunicazioni e documenti.
Non tutti i gradi hanno lo stesso tipo di fatica.
L’infanzia ha un carico educativo e relazionale altissimo.
La primaria ha una continuità quotidiana intensa, con forte richiesta di progettazione, cura e rapporto con le famiglie.
La secondaria ha un carico elevato di valutazione, pluralità di classi, documentazione e gestione di molti studenti.
In tutti i casi, però, il lavoro docente non coincide mai solo con l’orario frontale.
Il contratto prevede obblighi di insegnamento, attività funzionali, organi collegiali, rapporti con le famiglie, scrutini, esami, programmazione, formazione e documentazione.
Ma accanto agli obblighi esistono anche i diritti.
Diritto al rispetto professionale.
Diritto a una narrazione corretta.
Diritto a non essere descritti come privilegiati solo perché una parte del lavoro non è visibile.
Diritto a non diventare la soluzione automatica alle difficoltà organizzative delle famiglie.
La polemica sulle vacanze diventa sterile quando ignora i dati.
L’Italia ha molti giorni di scuola.
Ha molte ore di istruzione.
Ha docenti che lavorano ben oltre la lezione frontale.
Ha famiglie che vivono difficoltà reali.
Ha però anche bisogno di servizi, investimenti, organici, strutture adeguate e rispetto per chi nella scuola lavora ogni giorno.
Prima di dire che la scuola italiana chiude troppo, bisognerebbe guardare tutto l’anno scolastico.
Non solo l’ultimo giorno di lezione.
