Il burnout colpisce i docenti

di Sara Adorno, La Tecnica della scuola

È tecnicamente errato parlarne in riferimento a dirigenti o Ata”, ecco perché: le parole di Lodolo D’oria

 

Ansia, emicranie, disturbi del sonno, depressione, fino a patologie fisiche come psoriasi, malattie cardiache e fibromialgia. Sono i sintomi del burnout, la sindrome da stress cronico sul lavoro, che colpisce in modo particolare la categoria degli insegnanti. Una condizione aggravata dal fatto che la professione docente non è riconosciuta come gravosa o usurante: le opzioni disponibili, compreso il prepensionamento, sono limitate e costose. Una realtà che contrasta con il luogo comune dei presunti “privilegi” degli insegnanti, come i “tre mesi di vacanza”.

La Tecnica della Scuola ha deciso di dedicare a questo argomento la nuova puntata di Scuola Talkla trasmissione di approfondimento settimanale dedicata all’attualità. Ospiti in collegamento Daniela Rosano, sindacalista dell’Anief, Associazione nazionale insegnanti e formatori, e Vittorio Lodolo D’Oria, medico esperto in tema di burnout, già deputato della Repubblica Italiana, da anni in prima linea nella denuncia del tema. Sempre più urgente per una categoria, quella dei docenti, che come raccontato in più occasioni da questa testata è tra le più formate della Pubblica Amministrazione.

Le parole di Lodolo D’Oria

L’esperto ha fatto un’anali tecnica sulla terminologia e su chi ne fa riferimento: “Gli psicologi intendono il burnout come un’usura psicofisica caratterizzata da apatia e distacco dai rapporti interpersonali, utilizzati come meccanismo di difesa per evitare l’usura relazionale.
È una condizione che riguarda esclusivamente le cosiddette helping professions (professioni d’aiuto); è quindi tecnicamente errato parlarne in riferimento a dirigenti o personale ATA. Un altro elemento tipico è la mancata realizzazione delle proprie aspettative, a cui si può aggiungere la perdita dell’autocontrollo.
Ad oggi, il burnout non viene diagnosticato dai medici né indennizzato dall’INAIL”.

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