Scuola-lavoro, il presidente del Comitato di controllo Inail di Reggio Emilia: “Studenti allo sbaraglio senza materiale antinfortunistico e formazione”

da il fatto quotidiano

Scuola-lavoro, il presidente del Comitato di controllo Inail di Reggio Emilia: “Studenti allo sbaraglio senza materiale antinfortunistico e formazione”

DI
ALEX CORLAZZOLI
Davide Vasconi: “A uno studente di 17 anni un’azienda metalmeccanica ha rifiutato le scarpe antinfortunistiche. La formazione è limitata a un proforma di quattro ore online senza interazione con il docente. E ormai l’alternanza è un’alternativa gratuita all’apprendistato”
Scuola-lavoro, il presidente del Comitato di controllo Inail di Reggio Emilia: “Studenti allo sbaraglio senza materiale antinfortunistico e formazione”

Studenti senza scarpe e altro materiale antinfortunistico, in officina senza alcuna visita medica obbligatoria e con sole quattro ore di formazione online. Davide Vasconi (Cgil), presidente del Comitato di controllo provinciale dell’Inail della provincia di Reggio Emilia non usa la parola “sfruttamento”, ma non esita a elencare i problemi che vede ogni giorno riguardo ai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, l’ex alternanza scuola/lavoro che i ragazzi dei licei devono fare per novanta ore, quelli dei tecnici per 150 ore e i professionali per circa 210 ore.

A convincere Vasconi ad intervenire è stato l’ultima segnalazione – l’ennesima – che ha ricevuto nei giorni scorsi: uno studente di 17 anni della provincia di Reggio inviato in un’azienda metalmeccanica della val d’Enza a cui sono state rifiutate le scarpe antinfortunistiche. A quel punto la madre ha chiamato l’azienda che il giorno successivo ha sciolto il contratto con lo studente. “Non posso rendere pubblico il nome della ditta – spiega Vasconi a Ilfattoquotidiano.it – perché la famiglia teme ritorsioni da parte della scuola ma vi posso assicurare che non è l’unico caso”. Non un’eccezione. Vasconi, che presiede il comitato nominato dal prefetto e composto da rappresentanti sindacali e datoriali, conferma che spesso vede nelle fabbriche ragazzi che lavorano senza essere forniti del materiale necessario e ancor più senza aver fatto la visita medica che certifica le capacità per svolgere determinate mansioni.

E la formazione? “E’ per lo più limitata a una proforma di quattro ore online senza interazione con il docente”. Difficile avere una mappatura dei casi di ragazzi mandati allo sbaraglio nelle aziende, ma i dati sulle morti in alternanza scuola/lavoro sono chiari: il ministero dell’Istruzione e del Merito ha censito 21 morti tra il 2017 e il 2021; 12 sono gli studenti deceduti nel 2023, 13 nel 2024 e 5 nei soli primi tre mesi dell’anno in corso. “A questi vanno aggiunti i numeri sugli infortuni invalidanti che non abbiamo a disposizione”.

Vasconi sottolinea la gratuità del lavoro di questi giovani: “Stiamo passando dal tradizionale contratto di apprendistato del settore manifatturiero, che garantiva all’inizio una retribuzione non inferiore al 55-60% del corrispondente livello di inquadramento del Ccnl, a qualcosa che si può riassumere così: apprendistato di primo livello senza retribuzione attualmente definito Pcto, apprendistato di secondo e terzo livello con una retribuzione che non può superare il 10% del salario minimo spettante”.

A onore della cronaca con il decreto-legge 127 del 9 settembre 2025, i Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento sono diventati ufficialmente “Formazione Scuola-Lavoro” introducendo una ridenominazione strategica che ha l’ambizione di restituire dignità pedagogica a un percorso formativo spesso sottovalutato. Poco cambia. Il quadro normativo sulla materia, tra decreti, leggi, linee guida, circolari, conta 26 provvedimenti ma – a detta di Vasconi – è “carta straccia”.

Altra questione sollevata dal presidente del Comitato di controllo dell’Inail della provincia di Reggio Emilia è la ripartizione “classista”. Gli studenti liceali vanno per lo più in uffici, studi professionali e associazioni di categoria. Gli altri in fabbrica o al ristorante. “Per quanto ci riguarda – aggiunge Vasconi – l’alternanza scuola lavoro sarebbe da abolire tout court. Purtroppo, al contrario, successive linee guida e decreti rafforzano e burocratizzano l’istituto. Per le segreterie scolastiche e gli insegnanti la mole di lavoro diventa importante: le convenzioni con le aziende, la definizione del monte ore, certificazione delle competenze raggiunte, e sulla carta anche la sicurezza”.

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