«Non custodiamo, educhiamo»

di Stefano Arduini,  Vita.it ,17.04.2026

A Madrid le educatrici della prima infanzia in sciopero a tempo indeterminato.

Rapporti numerici alti, stato degli edifici senza alcun confort interno ed esterno fotografano anche lo stato dell’arte

della scuola dell’infanzia statale

Dal 7 aprile le educatrici delle scuole 0-3 anni della Comunità di Madrid stanno protestando a tempo indefinito. Rapporti educatore-bambini impossibili, stipendi al minimo, strutture fatiscenti. Un’iniziativa che sta scuotendo la politica. E in Italia?

Camisetas amarillas, fischietti, pentole. E uno striscione che parla da sè: “Con 20 criaturas, es una tortura” (con venti bambini piccoli, è una tortura). Il 7 aprile scorso, davanti al Ministero dell’Istruzione di Madrid, circa mille educatrici di scuole della prima infanzia hanno dato il via a uno sciopero che, a distanza di dieci giorni, non accenna a fermarsi. Anzi.

La protagonista di questa mobilitazione è la Plataforma Laboral de Escuelas Infantiles –Plei, una piattaforma nata dal basso, da assemblee di educatrici stanche di aspettare che qualcuno si accorgesse di loro. A coprire legalmente la protesta ci pensa la Cgt-Confederación General del Trabajo, sindacato di ispirazione anarchico-sindacalista; a fiancheggiarla, con diversi livelli di adesione, Ccoo- Comisiones Obreras, (il sindacato di maggioranza di tradizione comunista, paragonabile alla nostra Cgil) e Ugt-Unión General de Trabajadores, (storicamente legato al Partito Socialista). Tre sigle che rappresentano l’intero spettro del sindacalismo spagnolo, con storie e orientamenti molto diversi — e che raramente si trovano a convergere sulla stessa vertenza. Lo sciopero è a tempo indefinito: durerà, dicono, «il tempo necessario» affinché le istituzioni si muovano.

Una professione al limite

Le rivendicazioni della Plei sono precise, documentate e difficili da contestare. Al centro c’è il tema dei rapporti numerici educatore-bambini: nel sistema madrileno, fissato da un decreto del 2008 ormai obsoleto, una sola educatrice può trovarsi a gestire 8 neonati, 14 bambini tra uno e due anni, o 20 bambini nella fascia 2-3 anni. Cifre molto lontane dalle raccomandazioni della Commissione Europea, che indica come soglia ottimale 1 adulto ogni 4 lattanti, 1 ogni 6 bambini di età intermedia, 1 ogni 8 nella fascia 2-3 anni.

A questo si somma la questione salariale. La maggior parte delle scuole 0-3 di Madrid opera in regime di gestione indiretta: il Comune o la Comunità madrileña affidano il servizio a imprese private tramite bandi pubblici. Ma i contratti di appalto vengono prorogati senza essere aggiornati — alcuni risalgono a sei anni fa — e le imprese possono così aggirare i rincari previsti dal nuovo contratto collettivo del settore, firmato nel 2025. Il risultato: le educatrici continuano a percepire stipendi attorno ai 1.080-1.200 euro al mese, mentre per legge dovrebbero già guadagnare 1.518 euro.

L’opposizione di centrosinistra al Comune di Madrid ha calcolato che ogni lavoratrice perde circa 4mila euro l’anno. L’amministrazione Almeida — paradossalmente — risponde di «rispettare il contratto collettivo». Una risposta che ha fatto infuriare le piazze.

Un conflitto con le istituzioni, non con i datori di lavoro

Quello che rende questo sciopero politicamente originale è la sua natura. Come ha ribadito più volte la portavoce della Plei, Rosa Marín: «Questo non è un conflitto tra lavoratrici e patronato. È un conflitto di un intero settore educativo con le istituzioni pubbliche».

Le educatrici si rivolgono insieme al governo centrale, alla Comunità di Madrid e al Comune. Tre interlocutori diversi, tre livelli di responsabilità che si rimpallano il problema da anni. Nel frattempo, le scuole si sgretolano: tra le rivendicazioni delle lavoratrici compaiono anche i soffitti che perdono, le infiltrazioni idrauliche nelle pareti, la mancanza di climatizzazione, i cortili senza ombra.

Il primo giorno di sciopero, il 7 aprile, ha già portato un risultato inatteso: la ministra dell’Istruzione Milagros Tolón ha ricevuto d’urgenza una delegazione della Plei. A margine dell’incontro, Marín ha annunciato un impegno del governo a inserire la regolamentazione del ciclo 0-3 in una prossima legge educativa, sviluppando una disposizione finora rimasta lettera morta. «Stiamo andando nella giusta direzione», ha detto la portavoce — pur ribadendo che lo sciopero continua.

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