Stava progettando una strage in una scuola, ispirata alla Columbine High School del 20 aprile 1999 il 17enne arrestato a Perugia con l’accusa di terrorismo.
È quanto emerso dalle indagini del Ros, raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, in collaborazione con i Comandi provinciali dei carabinieri che hanno eseguito, oltre all’arresto del 17enne, anche perquisizioni in Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Dalle indagini è inoltre emerso che il minore avrebbe fatto seguire il proprio suicidio alla strage nella scuola.
Il 17enne, pescarese, è stato posto in custodia cautelare con successivo trasferimento presso un istituto penale minorile su ordine del Gip del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila.
L’ordinanza è stata effettuata nelle prime ore di lunedì 30 marzo. Il minore è ritenuto gravemente indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
I manuali per costruire armi sequestrati
L’attività investigativa, coordinata dalla procura minorile di L’Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.
Tra il materiale sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica. Il minorenne, inoltre, cercava informazioni anche sulla costruzione di armi in 3D e sulla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”.
Nelle chat del 2024: “Replicherò la strage della Columbine”
“Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine”. È uno dei tantissimi messaggi che il diciassettenne arrestato scriveva in una chat WhatsApp nel 2024 – quando aveva 15 anni – ed emersi dall’ordinanza con cui il gip ha disposto il carcere per il ragazzo.
Sempre su WhatsApp scriveva: “magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo”, “però devo ancora decidere il posto dove fare la sparatoria prima di andarmene”.
Il diciassettenne, secondo quanto ricostruito dalle indagini, è anche il creatore di un gruppo Telegram in cui venivano condivisi manuali per costruire le armi, documenti di propaganda suprematista, antisemita e razzista, nonché saggi riconducibili all’ideologia neonazista. Sul telefonino dell’indagano, inoltre, sono stati rinvenute anche video e filmati pedopornografici.
Un ‘sottobosco’ di delirio e violenza
Un ‘sottobosco’ di delirio e violenza, ritenuto dagli investigatori estremamente pericoloso e in molti casi letale, è quello nel quale si sarebbe mosso il diciassettenne arrestato dai Carabinieri del Ros.
Un contesto nel quale il ragazzo sarebbe stato particolarmente attivo, negli ultimi anni, nella diffusione, su gruppi Telegram e anche via chat, di immagini, video, meme e sticker riconducibili ai ‘santi del terrore’, gli autori di stragi di massa che venivano esaltati proprio per le terribili azioni commesse, con riferimento ai tristemente noti eventi del 1999 nella Columbine High School, in Colorado, del 2011 a Oslo e Utoya e nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda nel 2019.
Il gruppo Telegram Werwolf Division sulla superiorità della razza
Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato Werwolf Division, incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della ‘razza ariana’, nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22.11.2011, elevati a ‘santi’ per incentivare l’emulazione. È emerso inoltre l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio.

Tra il materiale sequestrato al 17enne ci sono documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.
Sette perquisizioni di locali, personali e informatiche sono state effettuate nei confronti di altrettanti minorenni, indagati, nelle provincie di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Tutti i minori, secondo gli investigatori, appaiono inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.
L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla sezione anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e antiterrorismo di quel capoluogo.
Il minore era stato già perquisito, le indagini precedenti e i giovani coinvolti su tutto il territorio nazionale
Il ragazzo arrestato oggi era già stato perquisito nell’ambito dell’indagine sopra citata condotta a Brescia nei confronti di persone tutte sospettate di appartenere a gruppi virtuali di estrema destra con posizioni radicali neonaziste, suprematiste, xenofobe e antisemite.
Sono stati gli stessi inquirenti dell’attuale operazione a spiegare che l’indagine avviata nell’ottobre scorso è stata originata dalla precedente attività antiterrorismo (indagine “Imperium”) conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di quella città nell’ambito della quale venne appunto perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.
In Lombardia un bresciano di 21 anni venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Vennero disposte dal pm 26 perquisizioni su tutto il territorio nazionale. In particolare l’indagine si era sviluppata attraverso il monitoraggio dei profili social Telegram e TikTok del ventunenne.
Le investigazioni si erano quindi estese ad altri canali social, consentendo di identificare ulteriori 29 membri, molti dei quali di età compresa tra 18 e 25 anni (cinque dei quali minorenni all’epoca dei fatti), residenti su tutto il territorio nazionale e sottoposti a indagine.