Carenze degli studenti, i docenti trentini insorgono
Orizzonte Scuola
Valutazione delle carenze degli studenti ogni due anni e corsi di recupero con comunicazione costante e dettagliata ai genitori attraverso il registro elettronico. I docenti trentini insorgono.
La Provincia autonoma di Trento ha introdotto un sistema di recupero delle carenze articolato su cicli biennali, ridefinendo tempi, modalità di ammissione e ruolo della condotta (ora ricondotta alle “capacità relazionali”) nel percorso scolastico.
Le slide diffuse dal Dipartimento Istruzione e Cultura della PAT delineano un’architettura che punta a superare la logica episodica dei debiti formativi, inserendo il recupero in una programmazione strutturata su due bienni (1°-2° e 3°-4° anno).
L’applicazione è prevista a partire dall’anno scolastico 2026/2027.
La struttura del modello: bienni “chiusi” e recupero progressivo
Prima annualità (classi 1ª e 3ª)
Nel primo anno di ciascun biennio lo studente con carenze può essere ammesso alla classe successiva in modo condizionato, se il consiglio di classe ritiene le lacune recuperabili in base a numero, tipologia e gravità.
Le carenze vengono formalmente documentate: nel documento di valutazione compare un “sei” con asterisco, che segnala l’obbligo di recupero nel corso del biennio. In questa fase si attivano:
- studio individuale;
- corsi di recupero e potenziamento personalizzati;
- documentazione puntuale delle carenze.
L’ammissione non equivale quindi a superamento definitivo delle lacune, ma all’avvio di un percorso strutturato.
Seconda annualità (classi 2ª e 4ª)
Nel secondo anno del biennio si chiude il ciclo. Se le carenze permangono, il consiglio di classe può rinviare il giudizio finale ad agosto, offrendo un’ultima possibilità di recupero entro il 31 agosto.
Lo scrutinio finale tiene conto degli esiti delle prove di recupero. Non è previsto automatismo: il consiglio di classe può deliberare l’ammissione anche in presenza di recupero parziale, valutando il quadro complessivo.
Il modello viene definito “a bienni chiusi” proprio perché la verifica definitiva delle carenze avviene alla conclusione del secondo e del quarto anno.
Le capacità relazionali nella valutazione
Uno degli elementi più innovativi riguarda l’inclusione delle capacità relazionali nel giudizio finale, al pari delle discipline curricolari.
Le slide precisano che:
- insufficienze gravi e reiterate nelle capacità relazionali possono comportare la non ammissione alla classe successiva o all’Esame di Stato;
- le carenze relazionali possono essere recuperate anche attraverso la partecipazione a progetti educativi o civici;
- una valutazione inferiore a sei nelle capacità relazionali comporta la non ammissione all’Esame di Stato;
- con voto pari a sei, l’ammissione è condizionata allo svolgimento di un elaborato critico su cittadinanza attiva, da presentare al colloquio.
Il sistema si armonizza con la normativa nazionale sul voto di condotta, ma ne amplia la dimensione formativa e certificativa.
Monitoraggio e governance del sistema
La riforma prevede un impianto di accompagnamento strutturato:
- adozione di Linee guida e percorsi di formazione per docenti e dirigenti;
- coordinamento del monitoraggio da parte del Dipartimento Istruzione e Cultura della PAT;
- possibile coinvolgimento di enti qualificati come IRVAPP, IPRase e ISPAT;
- analisi degli esiti da parte del Comitato Provinciale di Valutazione del Sistema Educativo.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il recupero in un processo progressivo e integrato nella programmazione didattica, riducendo disparità di trattamento tra istituti e prevenendo accumuli di lacune.
Le finalità dichiarate: superare il “debito” episodico
Tra le innovazioni chiave indicate nelle slide:
- il recupero non è più episodico ma inserito organicamente nei due bienni;
- la programmazione biennale mira a evitare accumuli e discontinuità;
- la valutazione assume un ruolo insieme formativo, regolativo e certificativo;
- la comunicazione con famiglie e studenti deve essere costante e dettagliata, per favorire responsabilizzazione e trasparenza.
Le perplessità dei docenti: personalizzazione e carico burocratico
Alla diffusione del modello si è affiancata una lettera, divulgata da Il dolomiti.it, di professoresse e professori che esprime preoccupazione su diversi aspetti.
Sul piano formativo, i firmatari temono che una scansione così strutturata e monitorata delle carenze incida sul benessere delle famiglie, già esposte a notifiche continue attraverso il registro elettronico, e che non favorisca la personalizzazione dell’insegnamento. L’apprendimento, osservano, procede anche per pause e rallentamenti che non possono essere interamente standardizzati.
Viene inoltre segnalato il rischio che l’ammissione condizionata e la dilatazione del recupero su base biennale alimentino l’idea che si possa proseguire nel percorso anche senza aver realmente consolidato competenze propedeutiche.
Sul piano educativo, i docenti parlano di un possibile effetto di procrastinazione: un arco temporale di due anni, per studenti di 14 o 15 anni, potrebbe tradursi in un rinvio sistematico del momento della verifica.
Infine, la critica riguarda l’impatto organizzativo: la moltiplicazione di piani, progetti individuali, materiali condivisi e monitoraggi online viene descritta come un aggravio che rischia di trasformare l’insegnante in un esecutore di procedure. Anche il lessico normativo – centrato su “tutela”, “equità”, “trasparenza” – viene letto come indice di un rapporto potenzialmente conflittuale tra scuola e famiglia.
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