L’orientamento del ministro Bianchi per aiutare i ragazzi dopo le difficoltà degli ultimi due anni. Studenti e presidi sono d’accordo

ROMA – Sarà una terza Maturità senza prove scritte, come già nei primi due anni pandemici. Il ministro Patrizio Bianchi vuole condurla lì il 16 giugno 2022, avvio dell’Esame di Stato.

I motivi sono chiari. La generazione degli studenti oggi in quinta classe ha vissuto sotto Covid, e quindi con molti mesi in Didattica a distanza, tutte e tre le stagioni attraverso le quali si compone il giudizio di merito: terza, quarta e, appunto, oggi la quinta. Non li si vuole penalizzare offrendo loro una Maturità vecchio regime, decisamente più impegnativa. E poi ci sono le ragioni strettamente contemporanee. Da una parte il virus sta risalendo, ieri è accaduto in maniera significativa, e nel Paese i ritorni alla Dad crescono con diversi presidi che non attendono il terzo positivo per avviare la quarantena, come prevedono le nuove regole: al primo contagio, tutti a casa. Ancora, questa situazione di virus persistente anche se meno forte sul piano clinico fa sì che non si possano avviare simulazioni dell’esame in classe come si era fatto nel corso delle ultime stagioni che hanno preceduto il virus.

Ieri mattina il ministro dell’Istruzione al convegno dei dirigenti di Anp, sempre sulla difensiva, ha parlato di “percorso compiuto” nell’interesse dei ragazzi e delle ragazze. In realtà, hanno poi spiegato al ministero, intendeva dire che, anche di fronte a una Maturità senza i due scritti previsti prima del grande contagio (nel 2019 furono Latin-Greco e MateFisica, oltre modo impegnativi), si può comunque costruire un esame completo, rotondo, non mutilato.

Bianchi vuole ripartire e rafforzare l’elaborato dell’anno scorso: una tesi su una delle materie prevalenti concordata dallo studente con i professori, che saranno membri interni alla prova, e che, realizzata a casa, segnerà l’avvio del grande orale diviso in quattro parti. Si chiederà ai ragazzi di valorizzare il curriculum costruito nel triennio finale – Alternanza scuola lavoro, certificazioni linguistiche, esperienze all’estero e di volontariato – e ai docenti di far crescere studenti che dopo i due anni che hanno ristretto il mondo diano segni di una nuova consapevolezza geografica, economica, sociale.

Il ministro Bianchi ha iniziato una serie di audizioni – con la sua amministrazione, gli stessi studenti, i sindacati – e si sta orientando a lasciare una porta aperta solo alla possibilità di svolgere la prova iniziale, lo scritto di Italiano. Oggi, però, la sua convinzione resta quella che serve tornare alla normalità con passo progressivo e, per ora, immagina un Esame di Stato con tesina, oralone, commissione interna e presidente da fuori. Nient’altro.

Sulla scelta che si va profilando c’è convergenza nel mondo della scuola. Gli studenti, che si sono espressi con una petizione pubblica da quarantamila firme per dire “no” agli scritti, attraverso l’organizzazione Rete degli studenti ribadiscono il concetto: “Chi fa la quinta oggi si è preso due anni di pandemia nei denti”, dice il coordinatore Tommmaso Biancuzzi, “è giusto che abbiano delle garanzie. La Maturità deve essere sempre meno un rito di passaggio puntato sulle prove e spostare il suo faro sul percorso scolastico”.

Una dirigente di un istituto tecnico in provincia di Milano commenta: “Noi educatori dobbiamo essere pronti ad allargare ai ragazzi la finestra sul mondo che li circonda e farli uscire dal disciplinarismo”. Elena Centemero, preside dell’Istituto di istruzione superiore Ezio Vanoni di Vimercate e membro del Consiglio superiore della pubblica istruzione, dice: “Siamo favorevoli alla replica di un esame più leggero. La pandemia è ancora tra noi e dobbiamo preferire una valutazione sui tre anni svolti piuttosto che concentrarci sulla durezza di un unico esame”.

fonte: web

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