Risorse istruzione, Italia agli ultimi posti
di Andrea Maggi, La Tecnica della scuola
Istruzione e formazione, Italia agli ultimi posti in Europa
per spesa rapportata al PIL anche nel 2025. Come vengono spesi 100 Euro in Italia
Il Belpaese si conferma, assieme ad una manciata di piccole realtà europee, agli ultimi posti per la spesa per l’istruzione e la formazione dei suoi cittadini se rapportata al PIL. Quest’ultimo, nonostante veda delle crescite limitatissime nell’ultimo decennio, costituisce la base per misurare quanto le casse dello stato siano ben predisposte alla spesa per i servizi pubblici.
A pagare le conseguenze di questo posto indecoroso in classifica è il Paese, ove i docenti svolgono eroicamente la propria professione in edifici talvolta decadenti, al cospetto di una popolazione scolastica sempre più esigente e competitiva.
I docenti pagano direttamente, sulla propria pelle, gli effetti di questi scarsi investimenti: eccessiva mobilità, retribuzione poco adeguata, limitate prospettive di crescita professionale, ridotta se non nulla pianificazione.
Gli studenti con le classi pollaio o, come si definiscono nel linguaggio giornalistico contemporaneo, “scoperte”, come scatole alla ricerca perenne di un coperchio.
Un continente diviso
In media l’Unione europea investe circa il 4,6% del PIL nell’istruzione, un valore leggermente inferiore a quello registrato negli anni precedenti e tra i più bassi dell’ultimo decennio.
Ai vertici della graduatoria si collocano i paesi nordici: la Svezia spende quasi il 7% del PIL, il Belgio si attesta intorno al 6,1–6,3% e la Finlandia tra il 5,9 e il 6%, seguite da Danimarca e Francia, che superano anch’esse la media europea. Al centro della classifica si trovano paesi come Germania e Spagna, con valori attorno al 4,3–4,5% del PIL.
Nella parte bassa emergono invece diversi paesi dell’Europa orientale e sud-orientale: la Romania resta sotto il 3%, la Croazia si colloca poco sopra il 3% e la Grecia intorno al 3,4%.
L’Italia, con una spesa pari a circa il 3,9% del PIL, si colloca stabilmente tra i paesi che investono meno in istruzione nell’Europa occidentale, nettamente al di sotto della media UE. Nel complesso, i dati più recenti confermano un divario strutturale tra Nord e Sud-Est del continente, con una forbice che supera i tre punti di PIL tra i paesi che investono di più e quelli che investono di meno in istruzione.
Come vengono spesi 100 Euro in Italia?
In Italia, su 100 euro di spesa pubblica per l’istruzione, circa 70–75 euro vengono utilizzati per le retribuzioni del personale, quindi stipendi di docenti e personale amministrativo e ausiliario, soprattutto nella scuola primaria e secondaria.
Un’ulteriore quota, intorno al 15–20%, serve a coprire le spese di funzionamento corrente delle scuole e delle università: bollette, manutenzione ordinaria degli edifici, materiali didattici, servizi e costi amministrativi.
Restano invece risorse molto limitate per gli investimenti veri e propri. La spesa in conto capitale, cioè quella destinata a edilizia scolastica, ristrutturazioni, laboratori, attrezzature e tecnologie, rappresenta in genere meno del 5% della spesa totale per l’istruzione, e nei livelli scolastici non universitari spesso si avvicina all’1–2%.
Per le altre spese aggiuntive ci si appoggia alle famiglie – questo il caso di gite scolastiche e viaggi d’istruzione – o a contributi volontari.

