Quanti sono i “ragazzi col coltello” in Italia

di Alessandro D’Amato,
90 mila studenti tra i 15 e i 19 anni hanno usato armi
per ottenere qualcosa da qualcuno nel 2025. La ricerca del Cnr.

 

Quasi 90 mila studenti tra i 15 e i 19 anni hanno usato coltelli o altre armi «per ottenere qualcosa da qualcuno». Si tratta del 3,5% dei 2,5 milioni di ragazze e ragazzi che frequentano le scuole superiori in Italia. Nel 2018, con più alunni, il dato era dell’1,4%. Tra le regioni dove le armi sono più usate c’è proprio la Liguria, quarta con il 4,2%. A precederla Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Umbria. A riferire i numeri dei ragazzi col coltello in Italia è uno studio Espad dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr. I dati sono del 2025 e il lavoro è ancora inedito. Ad anticiparlo oggi è Repubblica.

I ragazzi col coltello

I ricercatori hanno lavorato su un campione di 17 mila giovani in tutta Italia. La ricerca scientifica punta sull’abuso di sostanze e sui comportamenti a rischio. La percentuale di coloro che hanno fatto «seriamente male a qualcuno» costringendolo a rivolgersi a un medico arriva al 5% ed è cresciuta in sette anni. Nel 2018 era al 4%. Ai ragazzi è stato anche chiesto se nell’ultimo anno hanno colpito un insegnante. Hanno risposto sì il 3,6% degli intervistati, il triplo del 2018. Aumenta anche il cyberbullismo (da 16,6% a 30%), mentre i danneggiamenti di beni pubblici sono stabili e la partecipazione alle risse è addirittura in calo. Molti episodi riguardano le femmine, anche se rimangono più numerosi quelli dei maschi.

I gesti violenti e le fragilità

«I gesti violenti emergono più facilmente quando si accumulano fragilità scolastiche, familiari e relazionali. È lì che si gioca la partita della prevenzione», dice Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto del CNR di Pisa. «I numeri non vanno letti come etichette, ma come segnali di contesto», osserva. Non è un solo fattore a spiegare i comportamenti violenti tra gli adolescenti ma, come dice la ricercatrice, «un intreccio di condizioni che si rafforzano a vicenda». E sulla violenza pesa anche la scuola. Tra i ragazzi che hanno un ottimo rendimento, il 3,6% riferisce di aver fatto male a qualcuno e il 3,1% di aver usato un’arma per ottenere qualcosa. Le due percentuali salgono al 13,5% e al 10% tra chi ha invece un rendimento insufficiente. «Si tratta di dati che suggeriscono come la scuola resti uno dei principali luoghi di protezione o vulnerabilità», riflette Molinaro.

Le droghe

Poi ci sono gli eccessi. Tra chi dice di essersi ubriacato nell’ultimo mese, la quota di chi ha fatto male a qualcuno è più che doppia (9%) rispetto a chi non si è ubriacato; mentre l’uso di un’arma passa dal 2,9% al 6,9%. L’uso di droghe triplica il rischio. E c’è un dato psicologico importante: quando il rapporto con i genitori o gli amici è conflittuale o assente, i livelli di violenza crescono. «E colpisce come la qualità delle relazioni pesi quanto, se non più, le condizioni economiche», aggiunge la ricercatrice. L’uso delle armi vede percentuali simili, intorno al 10%, tra i ragazzi di famiglie che hanno un reddito molto al di sotto o molto al di sopra di quello medio.

 

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