Perla: nessuno tocca Manzoni
di Alessandra Ricciardi, ItaliaOggi
«I Promessi sposi restano centrali nei programmi per i licei, il punto è quando studiarli», dice Loredana Perla, presidente della Commissione che ha rivisto le Indicazioni nazionali, «la sfida è evitare sia la musealizzazione sia la banalizzazione di un classico insuperabile»
Nessuno ha pensato di eliminare i Promessi sposi. Le critiche ad alzo zero che hanno investito in questi giorni le nuove Indicazioni nazionali per i licei «sono destituite di fondamento», dice a Italia Oggi Loredana Perla, pedagogista, direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università di Bari, presidente della Commissione di studio incaricata di rivedere i programmi scolastici, le Indicazioni nazionali appunto. Si è fatta, dice Perla, «una rappresentazione distorta del lavoro della Commissione. Non si è mai discusso di eliminare l’opera di Manzoni, ma di riflettere sulla sua più efficace collocazione didattica. La sfida è evitare sia la musealizzazione sia la banalizzazione di un classico insuperabile».
Domanda. Nuovi programmi per i licei: qual è il filo rosso?
Risposta. Direi il recupero di una forte centralità del sapere disciplinare, non in senso nozionistico, ma come struttura portante dello sviluppo delle competenze. Abbiamo lavorato per rendere più chiara la verticalità del curricolo, garantendo coerenza tra i diversi gradi di scuola. Inoltre, abbiamo rafforzato il legame tra scuola e realtà, promuovendo una didattica che integri conoscenze, abilità e senso critico. Dovevamo ripensare la funzione stessa del liceo, il suo rapporto con la realtà contemporanea, con la motivazione degli studenti, con una società che cambia a una velocità che le istituzioni faticano a seguire.
D. Ci sono state indicazioni ministeriali o vi siete mossi in totale autonomia?
R. La Commissione ha operato all’interno di un mandato istituzionale chiaro, ma con autonomia scientifica piena. Il Ministro Giuseppe Valditaraci ha dato quattro indicazioni orientative per ragionare sulla revisione: centralità dell’Occidente, rivoluzione STEM, promozione di empatia e contrasto alla violenza di genere, distinzione degli insegnamenti di Geostoria, lasciandoci piena libertà e responsabilità di tradurli in una proposta coerente e fondata dal punto di vista pedagogico e didattico.
D. Una delle novità più discusse è la fine della Geostoria.
R. La Geostoria aveva una sua logica originaria, ma nel tempo aveva finito per comprimere entrambe le discipline, sottraendo a ciascuna la propria identità metodologica. La Geografia è una scienza con strumenti e categorie interpretative proprie: restituirle autonomia, con manuali dedicati, con un profilo riconoscibile, significa offrire agli studenti una chiave di lettura del mondo che è insostituibile, quella spaziale e geopolitica. La Storia, dal canto suo, guadagna profondità cronologica e coerenza narrativa, estendendo il proprio arco fino agli attuali equilibri globali, dalla centralità euro-occidentale all’ascesa di nuovi protagonisti sulla scena mondiale.
D. Centralità all’Occidente: non è guardare al passato?
R. Valorizzare la storia dell’Italia e dell’Occidente non è affatto un ripiegamento su se stessi: è il riconoscimento di un’eredità che ha avuto portata universale: la statualità, i diritti della persona, il metodo scientifico nascono da qui. E questo peraltro non esclude affatto lo studio delle altre civiltà.
D. Anche nei licei l’intelligenza artificiale trova spazio. Con quale approccio?
R. Con lo stesso spirito che abbiamo adottato per il primo ciclo: consapevolezza critica, non fascinazione tecnologica. Nei licei, però, il discorso si articola ulteriormente. In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra come oggetto di studio e come territorio da governare con gli strumenti del pensiero. La Matematica svolge un ruolo centrale: per la prima volta le Indicazioni le affidano esplicitamente il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di IA. Parallelamente, il pensiero critico diventa la seconda leva attraverso cui la scuola presidia l’autonomia intellettuale degli studenti. L’obiettivo non è addestrare all’uso degli strumenti digitali: è formare giovani capaci di interrogarli, di riconoscerne i limiti, di distinguere tra ciò che un algoritmo produce e ciò che la mente costruisce attraverso il ragionamento.
D. Quale spazio trova la letteratura nelle nuove Indicazioni?
R. Uno spazio centrale, e ripensato nella sua finalità. L’insegnamento letterario non punta a trasmettere un canone da venerare, ma ad accendere il gusto per la lettura e a fare dei testi, anzitutto degli autori fondamentali (da Omero a Virgilio, da Manzoni a Dante) degli specchi in cui gli studenti possano riconoscere qualcosa di sé stessi e del mondo che abitano. Leggere i grandi autori del passato è un modo per interrogarsi su ciò che si è, su come si è diventati così, su cosa si desidera diventare. In questo quadro, anche la lingua italiana assume un ruolo duplice: strumento di accesso ai saperi in un contesto sempre più plurilingue e bene culturale da custodire, come ricorda la stessa Corte Costituzionale.
D. Negli ultimi giorni si è acceso un forte dibattito sulla collocazione dei Promessi Sposi nel percorso liceale.
R. La polemica nasce da una rappresentazione distorta del lavoro della Commissione. Non si è mai discusso di eliminare l’opera, ma di riflettere sulla sua più efficace collocazione didattica. La sfida è evitare sia la musealizzazione sia la banalizzazione di un classico insuperabile qual è i Promessi sposi. Il dibattito è stato amplificato mediaticamente, spesso semplificando una questione complessa e distorcendola.
D. Alcuni hanno parlato di una possibile eliminazione dell’opera di Alessandro Manzoni dai programmi.
R. Non c’è alcun fondamento in questa affermazione. I Promessi sposi restano un testo centrale della tradizione letteraria italiana, di cui la bozza delle Indicazioni propone lo studio e la lettura al quarto anno e non al secondo delle superiori come avviene oggi. La discussione nella Commissione ha riguardato esclusivamente tempi e modalità della lettura, non la sua presenza nel curricolo, che resta centrale.
D. Il tema quindi non è “se” studiare i Promessi sposi, ma “quando” e “come”?
R. Esatto. I criteri che hanno portato la sottocommissione presieduta dal professor Giunta a proporre uno slittamento in avanti dell’opera sono legati alla maturità degli studenti, alla progressione delle competenze linguistiche e interpretative e alla possibilità di una lettura significativa e non puramente obbligata. L’obiettivo è garantire una comprensione autentica di questo testo che resta un’opera distante e nel contempo vicinissima a noi.
D. Qual è, oggi, il valore formativo dei Promessi Sposi?
R. È un’opera che consente di riflettere su temi universali come la giustizia, la responsabilità, il potere e la condizione umana. Offre inoltre un modello linguistico e narrativo di altissimo livello che è stato ribadito nelle Indicazioni di Lingua dal prof. Marazzini.
D. Le classi oggi sono sempre più formate da alunni stranieri e italiani di seconda generazione. In che modo avete tenuto conto di questo aspetto?
R. Abbiamo tenuto conto della crescente pluralità culturale e linguistica valorizzando la scuola come luogo di costruzione di cittadinanza e di legalità. La lingua italiana, in particolare, è strumento fondamentale di integrazione.
D. Le nuove Indicazioni dedicano spazio all’educazione relazionale ed emotiva. Perché?
R. Perché la scuola non forma solo menti, ma persone in carne ed ossa. Le scuole oggi si confrontano con livelli di fragilità relazionale, conflittualità e isolamento che non possono essere ignorati. Abbiamo scelto di non trattare l’educazione emotiva come un’appendice del curricolo, ma come una sua dimensione strutturale. Il rispetto, verso l’altro, verso la diversità, verso sé stessi, non si insegna come una regola da applicare: si coltiva come una disposizione interiore ed etica. E questo vale anche per il contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione.
D. Ora il testo è aperto alla consultazione pubblica. Si aspetta modifiche? Come verranno coinvolti gli studenti?
R. Mi aspetto un confronto vivo. Lo auspico. Un documento come questo non nasce definitivo: si affina nel dialogo con chi lo deve portare ogni giorno nelle aule. L’importante è che il dibattito sia di merito, che non ci si fossilizzi su questioni eccentriche, che si faccia un lavoro collettivo a supporto della rivoluzione culturale che è in atto nella scuola: quella rivoluzione che ha riportato l’istruzione al centro del dibattito pubblico e delle agende della politica. Da quarant’anni gli insegnanti non aspettavano che questo. Quanto agli studenti, le consulte studentesche saranno coinvolte nella valutazione della bozza di Indicazioni: chi siede nei banchi ogni giorno ha il diritto e la responsabilità di contribuire a costruire la scuola che verrà. Al termine di questo lavoro di confronto proporremo al Ministro un testo certamente rafforzato. (riproduzione riservata)

