Pagare per insegnare
di Lara La Gatta, La Tecnica della scuola
Il balzello che pesa sui docenti per partecipare ai concorsi:
si parte da 10 euro, ma si può arrivare a 100.
Di concorsi ce ne sono per tutti i gusti, ma quando si parla di scuola la parola “vocazione” finisce spesso per scontrarsi con una realtà fatta di moduli, piattaforme online e balzelli.
È il caso della tassa sui concorsi per diventare docente, dirigente scolastico o dirigente tecnico: un contributo che pesa sulle tasche di chi sogna una cattedra o una scrivania al servizio dell’istruzione pubblica.
Una tassa che colpisce soprattutto giovani laureati, precari storici e insegnanti che da anni cercano la stabilità. In poco tempo, migliaia di aspiranti maestri, professori, presidi e ispettori sono stati costretti a versare decine di euro allo Stato solo per poter presentare la domanda di partecipazione alle selezioni bandite dal ministero dell’Istruzione e del Merito.
Si parte da 10 euro, ma si può arrivare a 100!
Il contributo di segreteria per i concorsi scolastici parte in genere da poco più di 10 euro a domanda, ma in alcuni casi la cifra lievita. Per il concorso a dirigente tecnico, ad esempio, l’importo richiesto nell’ultimo bando ha raggiunto i 100 euro!

Una spesa (nel caso dei 10 euro) che può sembrare modesta, ma che diventa significativa per chi presenta più domande, magari per diverse classi di concorso. E così il conto finale può facilmente salire, senza alcuna garanzia di successo.
Esclusione dalla procedura se non si paga
Nei bandi è chiaramente specificato che costituisce motivo di esclusione dalla procedura la mancata attestazione dell’avvenuto pagamento (tramite PagoPA) del contributo di segreteria.
Questione questa controversa, tanto che il 12 marzo 2025 si è espresso il TAR Puglia, Lecce, con la sentenza 413. Il ricorrente era stato estromesso per un errore materiale nel versamento della tassa di partecipazione, avendo indicato il codice di una procedura diversa.
I giudici hanno stabilito che tale mancanza costituisce una mera irregolarità sanabile e non un difetto di requisiti essenziali, poiché il pagamento non influisce sulla capacità professionale del candidato.
La decisione dei Giudici sottolinea che l’esclusione automatica viola i principi di proporzionalità e buon andamento della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, il tribunale ha confermato la validità delle prove sostenute dal ricorrente, favorendo il principio della massima partecipazione ai concorsi.
Il sogno della scuola passa dalla cassa
Dietro ogni pagamento c’è una storia: laureati che investono negli studi sperando in una cattedra, supplenti che da dieci o quindici anni aspettano l’immissione in ruolo, insegnanti che puntano alla dirigenza per dare una svolta alla propria carriera. Tutti accomunati dallo stesso percorso a ostacoli: prima si studia, poi si compila la domanda, infine si paga.
Un “pedaggio” che a molti sa di beffa, soprattutto in un settore come quello dell’istruzione dove gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa e il precariato è una piaga strutturale.

