L’amore per la lettura rinasce solo dai testi, ecco la rivoluzione che ci serve
di Paolo Ferrero Merlino, il Sussidiario
L’importanza della lettura a scuola secondo le Nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione. La priorità deve andare ai testi
Insegno lettere ormai da dieci anni nella scuola secondaria di primo grado. Mi è capitato di lavorare in scuole diverse e quando mi è stata affidata una nuova classe, soprattutto seconda o terza, ho sempre chiesto ai colleghi e ai ragazzi di aggiornarmi su che cosa avessero fatto l’anno precedente. Quasi sempre ho ricevuto risposte di questo tipo: “Purtroppo siamo rimasti un po’ indietro e sono riuscita ad arrivare fino ad Ariosto”, “Abbiamo fatto Dante, Petrarca, Boccaccio…”, oppure più brevi, “Siamo arrivati fino a Goldoni…”
Ammetto che simili risposte hanno sempre generato in me delle perplessità: che cosa significa che siete “rimasti un po’ indietro” o “siete arrivati” fino a un certo autore? Dove stavate andando?
Capiamoci, ovviamente comprendo bene che cosa intendono i ragazzi o i colleghi. So che le case editrici oltre alle antologie propongono da anni un volume apposito di “letteratura” e capisco che noi insegnanti spesso scegliamo di usarlo ripercorrendo in breve la “storia della letteratura italiana”, ma non posso negare che spesso mi sono domandato: perché lo facciamo?
Già dal primo anno che insegnavo, pieno dell’entusiasmo delle prime volte, avevo letto con attenzione la normativa che stabilisce che cosa bisogna “fare” nella scuola italiana. Appurato che da più di vent’anni non esistono più i programmi ministeriali, avevo studiato le Indicazioni nazionali (2012) allora in vigore, le stesse che ci accompagneranno ancora fino alla fine di quest’anno scolastico.
Avevo letto tutti gli articoli, e con particolare attenzione quelli che riguardavano l’insegnamento della letteratura: in nessuno di questi si parlava (e si parla) di storia della letteratura; in nessuno di questi si elencavano (e si elencano) nomi di autori che devono essere fatti entro la fine dell’anno. Ogni insegnante, nella sua autonomia, ha di certo la possibilità di proporre la letteratura nel modo che ritiene migliore, tuttavia dobbiamo riconoscere correttamente ciò che ci viene chiesto esplicitamente dalla normativa e quel che proponiamo noi per nostra libera scelta.
In quelle Indicazioni nazionali, ancora in vigore, infatti, si afferma che durante il primo ciclo di istruzione dovrebbe essere proposta una “prima educazione letteraria” che favorisca negli alunni “la nascita del gusto per la lettura”, pratica da proporre sia come “momento di socializzazione e discussione” sia anche come “momento di ricerca autonoma e individuale”, come attività utile per “favorire il processo di maturazione dell’allievo”.
Ribadisco, non si parla in alcun modo per forza di storia della letteratura. Sarebbe interessante, quindi, riflettere se continuare a proporla in classe – come spesso facciamo – sia il modo giusto per ottenere questi risultati.
Qualcuno potrebbe giustamente obiettare che ormai queste indicazioni stanno per finire. Com’è noto, infatti, la scorsa estate sono state approvate le Nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione, che entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026-2027. Pertanto è probabile che ci siano delle novità a riguardo, e in effetti ci sono. Sul modo di proporre la letteratura in classe, le nuove indicazioni sono ancora più esplicite: al centro dell’apprendimento devono stare i testi!
A distanza di quasi quindici anni si rimarca in modo ancora più netto quanto, affinché gli studenti prendano gusto alla lettura, sia importante leggere, evitando – cito testualmente – “il feticcio dell’infarinatura”.
Sembra che negli intenti del legislatore, stavolta, ci sia la volontà di essere ancora più chiari, affermando che nel proporre la letteratura in classe non è necessario fissare un “canone italiano”, bensì scegliere buoni libri che suscitino un dialogo e delle riflessioni su temi interessanti e permettano una prima analisi delle tipologie testuali.
Vengono fatti alcuni esempi, come le opere dell’epica classica e cavalleresca, i miti, Pinocchio di Collodi, i romanzi di Stevenson, Calvino, Buzzati, ma si tratta appunto solo di esempi. Si ribadisce, infatti, che “l’insegnante potrà assecondare le inclinazioni della classe selezionando classici e nuovi classici nei generi preferiti” con l’obiettivo di trasmettere agli studenti una prima consapevolezza di ciò che è e come funziona la buona letteratura.
Come per conoscere davvero una persona non mi può bastare sentire qualcuno che ne parla, allo stesso modo per fare una prima esperienza letteraria i nostri alunni hanno bisogno innanzitutto dei testi! Certo, l’insegnante è colui che istruisce e guida questa esperienza, perché abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci introduca a una certa realtà, ma poi i nostri alunni hanno bisogno di farne esperienza diretta. Sia da soli che insieme. È significativo, infatti, che le Nuove Indicazioni sottolineino proprio l’importanza di questa duplice dimensione, indicando che “sarà opportuno leggere insieme, in classe, ad alta voce, e far leggere a casa testi di buona qualità”.
Leggere insieme, leggere ad alta voce, far leggere a casa. Le Nuove Indicazioni evidenziano chiaramente che la lettura è il primo passo per proporre la letteratura a scuola. Se noi insegnanti crediamo davvero che la letteratura sia una delle più grandi invenzioni nate per salvaguardare e tramandare ciò che c’è di più vero e importante nella nostra umanità, non possiamo averne paura.
La sfida è aperta: rimettere al centro i testi. Riscoprire noi stessi il gusto di leggere insieme ai nostri alunni e di confrontarci con loro su quanto leggono, affinché il nostro proporre la letteratura a scuola diventi davvero quell’esperienza di conoscenza di sé e del mondo per la quale la letteratura stessa è nata.

