Sono passati pochi giorni dal “niet” del premier Draghi alla richiesta, avanzata da molti dirigenti scolastici, da alcune Regioni e Comuni e a mezza voce anche dai sindacati, di rinviare la ripresa delle lezioni in presenza di due o tre settimane per consentire alle strutture sanitarie, commissariali e agli enti locali, e di conseguenza alle scuole, di apprestare una adeguata difesa dal nuovo assalto lanciato dalla variante omicron del virus. Come stanno andando le cose?

Per il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi “il famoso disastro che ci doveva essere con la riapertura della scuola dopo le vacanze natalizie non c’è stato, ci sono stati problemi molti differenziati zona per zona”, aggiungendo che si sta ragionando “per semplificare la certificazione per il rientro a scuola dopo il Covid”. Intanto alle scuole è stata richiesta la compilazione di un corposo questionario di monitoraggio, di cui sarà di estremo interesse conoscere i risultati, sperando che vengano resi pubblici in ossequio al principio di trasparenza della pubblica amministrazione.

Ma le notizie che giungono dalle scuole in questi giorni descrivono una situazione allarmante: impossibilità di individuare e tracciare gli alunni infettati (e in particolare difficoltà ad effettuare la sorveglianza con test T0 e T5 nella primaria), impossibilità di sostituire i docenti assenti, impossibilità di aggregare gli alunni di classi diverse (con tantissimi assenti) mantenendo il distanziamento minimo (tanto meno i due metri indicati per consumare i pasti), mancanza di mascherine FFP2 (chi l’ha viste?), estrema difficoltà di fare lezione contemporaneamente in presenza e a distanza, connessioni carenti o in sovraccarico, uscite anticipate, interlocuzione difficoltosa con le strutture sanitarie, diluvio quotidiano di mail delle famiglie sulle scuole; presidi, staff e segreterie sull’orlo di una crisi di nervi e così via.

In pratica si è detto alle scuole e ai presidi: la regola (di principio) è la presenza, i paletti (nella pratica) per far scattare la dad sono automatici e se avete problemi, arrangiatevi. Il che non è l’equivalente dell’ottimistico do it yourself degli anglosassoni (che suppone la capacità di risolvere autonomamente i problemi) ma dell’italianissimo appello a utilizzare le “pezze a colore” non per risolvere ma per nascondere i problemi.

Anicia Formazione

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