Anche il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, in sintonia con quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi (già docente universitario di Economia industriale), è convinto della rilevanza strategica dell’investimento negli ITS ai fini della crescita della competitività del sistema produttivo, e per questo il MISE ha deciso di destinare 15 milioni di euro agli Istituti per l’acquisto di beni strumentali, materiali e immateriali, macchinari e servizi che rientrano nell’ambito del Piano nazionale Industria 4.0.

I 15 milioni di euro di incentivi verranno concessi attraverso un contributo, nella misura del 50% delle spese ammissibili per investimenti, riferiti al biennio 2020-2021, non inferiori a 400 mila euro. Gli ITS interessati devono presentare la relativa domanda entro il 3 dicembre 2021.

Questo stanziamento si inserisce nella più ampia cornice del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che agli ITS ha riservato complessivamente 1,5 miliardi per il periodo 2021-2026 con l’obiettivo di raddoppiare il numero degli attuali iscritti a questi percorsi di formazione tecnica superiore, molto apprezzati dal mondo delle imprese (che assumono i diplomati con percentuali elevate, fino al 97%).

Obiettivo che appare, per la verità, molto sottodimensionato, forse nel timore di vedere ancora una volta delusa la speranza (che è del mondo produttivo e di una parte degli esperti, ma non delle lobbies universitarie) di poter disporre anche in Italia di un valido sistema di formazione superiore di tipo tecnico, da affiancare a quello di carattere accademico.

In varie occasioni, peraltro, il ministro Patrizio Bianchi ha messo l’accento sulla rilevanza strategica dell’investimento negli ITS, da intendere come alternativa organica alle università: una prima, e non una seconda scelta. “Io non credo che la via migliore per affrontare il percorso dell’ITS sia ottenere dei crediti che consentano il passaggio all’Università”, ha affermato in un’intervista rilasciata al sito industriaitaliana.it all’inizio del corrente anno scolastico. “Non sto dicendo che non si farà”, ha spiegato, “sto dicendo che il focus deve essere diverso. Si tratta di un iter che deve essere vissuto con un’altra mentalità: io frequento l’ITS perché il mio desiderio è lavorare in un’impresa (…). Se una persona si iscrive ad un ITS è perché vorrebbe svolgere un’esperienza in azienda. In un secondo momento, avendo maturato i crediti necessari, può avere la possibilità anche di fare un ulteriore passaggio universitario”, ha infine concesso, forse perché sa (da ex Rettore) che il principale ostacolo alla nascita di un sistema di formazione tecnica superiore è stata in Italia la bulimia del mondo accademico.  (O.N.)

fonte: web

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