Inclusione e alunni con disabilità: Galli Della Loggia sotto attacco, ma molti docenti sono con lui

L’intervento del professore Ernesto Galli Della Loggia sulla questione dell’inclusione (definita da lui “un mito”) sta facendo discutere parecchio.
Molte le prese di posizione contrarie.
Nelle ultime ore è intervenuto il presidente della FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap)”Le sue parole spaventano. Quanto ha scritto sul  Corriere della Sera è impregnato di stigmi e pregiudizi inaccettabili contro i disabili. È una semplificazione dettata dal fatto che non conosce questo nostro mondo”.

Su Facebook si moltiplicano gli interventi di docenti (e non solo) che annunciano che non rinnoveranno l’abbonamento al quotidiano e anche Rossano Sasso (deputato della Lega, già sottosegretario all’Istruzione con il Governo Draghi) si schiera in modo netto: “Ernesto Galli della Loggia ha certamente e incredibilmente sbagliato nel profetizzare una differenziazione a scuola tra studenti normodotati e studenti disabili, quasi evocando un ritorno alle classi differenziali. Suggerirei a Galli della Loggia di approfondire i propri studi sul tema, magari leggendo qualcosa del prof. Ianes”.
Ma Sasso mette in evidenza anche le situazioni in cui l’inclusione è solo una parola e nulla più. Questo – dice il deputato della Lega – avviene “quando in cattedra ci salgono docenti non specializzati sulla materia e quindi privi delle opportune competenze, oppure quando un bambino autistico cambia docente di sostegno ogni anno, perdendo tutti i successi formativi acquisiti o quando i docenti della materia non sono formati adeguatamente sull’inclusione o non collaborano con quelli di sostegno”.

Va anche detto, però, che sulla nostra pagina Facebook si susseguono commenti di insegnanti che mostrano di apprezzare la posizione di Galli Della Loggia.
C’è chi applaude e definisce realistico l’intervento del professore, e chi sostiene che bisogna ammettere che l’inclusione è fallita e che bisogna smetterla con il “politicamente corretto”.
Chi esclama: “Certo, ha ragione da vendere” e poi chi coglie l’occasione per rilanciare un vecchio mantra: “La scuola arranca a causa dei sessantottini onnipresenti” (dimenticando però che i docenti che arrivano dal ’68 sono ormai pensionati e fuori gioco se non altro per ragioni anagrafiche).

Ci sono anche osservazioni più puntuali: “L’inclusione a tutti i costi abbassa drasticamente il livello delle classi a discapito di quelli bravi che hanno diritto ad avere una didattica decente! Bocciare chi non ce la fa è l’unico modo!”
E ancora: “Ma a quelli bravi, che vengono costantemente zavorrati, chi ci pensa?”
Oppure: “Stiamo come stiamo proprio perché da 30 anni non c’è più selezione. L’inclusione non è il contrario di selezione e se si vuole tornare a una scuola seria il cui diploma abbia un significato si deve tornare alla selezione perché chi sa non è uguale a chi non sa”.

Insomma non c’è dubbio che, con il suo breve elzeviro, Galli Della Loggia, ha toccato più di un nervo scoperto e se questo serve per aprire (o riaprire) il dibattito sul tema dell’inclusione non si può che esserne contenti (purché il dibattito serva a migliorare i processi di inclusione e non a negarli in nome di un antistorico ritorno alle classi differenziali e alle scuole speciali).

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