“Penso sia cambiato qualcosa in profondità: lo sciopero come strumento di lotta politica non tira più. Non funzion1a più. Si è chiusa, o si sta chiudendo, un’epoca”, dice il ministro. Sta di fatto che per quest’anno lo stanziamento per la scuola pubblica sono i soliti 500 milioni di euro che neppure bastano per tenere il passo con l’inflazione (quindi in realtà vengono tagliate risorse) e che confermano le somme decise dal governo Draghi. Il nuovo governo ha però aumentato ulteriormente gli stanziamenti per le scuole private che salgono di 70 milioni di euro.

Lo sciopero è un diritto riconosciuto e tutelato dalla Costituzione (art. 40). Un diritto che i lavoratori di tutto il mondo hanno ottenuto dopo lotte e sacrifici. Ma il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, prima sostenitore di An e poi della Lega, lo cestina perché, a suo dire “Non tira più”. In un’intervista a il Foglio spiega; “Penso sia cambiato qualcosa in profondità: lo sciopero come strumento di lotta politica non tira più. Non funziona più. Si è chiusa, o si sta chiudendo, un’epoca. È ora di avviare una stagione di confronto costruttivo, nella logica di quella grande alleanza fra docenti, studenti, famiglie, istituzioni, parti sociali che ho da subito auspicato”. Il ministro parla dopo che l’ultimo sciopero proclamato per lo scorso 12 dicembre dalla sola Cgil ha ottenuto adesioni effettivamente basse. Valditara, già salito alla ribalta della cronaca per avere incluso l’umiliazione tra le tecniche educative, sposando impostazioni formative sorpassate da mezzo secolo, spiega: “credo sia finita quell’idea antica, forse sessantottina, della scuola come luogo di militanza politica”.

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Poco importa che gli stipendi dei docenti italiani siano tra i più bassi d’Europa, che le strutture scolastiche siano obsolete e in alcuni casi pericolosi o che gli organici dei docenti siano spesso carenti e aggiustati in corsa. Gli operatori della scuola, secondo il ministro, scioperano così, per un vezzo. “Gli insegnanti oggi vogliono risposte concrete, sono interessati a quello che accade nei loro istituti, vogliono capire le strategie complessive che ispirano l’azione di chi governa”, prosegue il ministro. “Docenti e personale scolastico si sono accorti che è stato appena chiuso un contratto importante che dà un aumento di 124 euro medi mensili (lordi, ndr) e che ha anticipato a dicembre gli arretrati di stipendio per circa 2.400 euro in media a persona – aggiunge -. E in un contesto difficile, che ha costretto il governo a investire ben 21 miliardi di euro sul caro bollette, siamo comunque riusciti ad aumentare di circa 1,8 miliardi in 3 anni le risorse per la scuola

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Sta di fatto che per quest’anno lo stanziamento per la scuola pubblica sono i soliti 500 milioni di euro che neppure bastano per tenere il passo con l’inflazione (quindi in realtà vengono tagliate risorse) e che confermano le somme decise dal governo Draghi. Il nuovo governo ha però aumentato ulteriormente gli stanziamenti per le scuole private che salgono di 70 milioni di euro. La questione dell’alternanza scuola lavoro non è stata affrontata mentre è stato varato un piano per ridurre il numero degli istituti scolastici nei prossimi 10 anni.

È la fine della cosiddetta egemonia culturale della sinistra postcomunista? “E’ l’inizio della normalità – ribadisce Valditara. Della fisiologia dei rapporti. Questa novità, va ora accompagnata da parte di chi governa con una ancora più convinta politica di ascolto. Io intendo dialogare il più possibile. Voglio andare sul territorio per confrontarmi con docenti, presidi, personale amministrativo. Per questo a partire dai prossimi mesi girerò l’Italia e gli istituti scolastici. Voglio lanciare un messaggio importante: stiamo tutti dalla stessa parte, dobbiamo pensare a percorsi che maturino con uno sforzo collettivo”.