“I nostri figli con disabilità lasciati soli a scuola. Hanno diritto a un assistente, ma non ci sono fondi”. E in classe vanno i genitori

“I nostri figli con disabilità lasciati soli a scuola. Hanno diritto a un assistente, ma non ci sono fondi”. E in classe vanno i genitori

da il fatto quotidiano

Mauro, 11 anni, di Lecce, affetto da diparesi spastica dalla vita in giù, ha iniziato la scuola ma oltre ai professori, in classe, per ora e non si sa per quanto tempo, ci andrà anche la mamma perché l’assistente ad personam non c’è. La sua storia non è eccezionale. Non è straordinaria. Nemmeno inusuale. È l’ordinarietà. Anche Killian, sei anni, di Pozzallo non ha ancora visto, da quando è entrato in classe, questa figura, ci racconta la mamma Dejanira Olga Agnello Modica. Così a Sezze, in provincia di Latina, dove Annalisa Savelli, referente Anffas, ci spiega che in una scuola ci sono due figure di assistenti ad personam che devono fare quattro ore per dodici casi di cui due gravi. In Italia, nonostante l’articolo 13 comma tre della Legge 104/92, preveda, nel caso in cui la situazione dello studente lo richieda, “la figura dell’assistente alla persona per affrontare problemi legati all’autonomia e alla relazione”, questo operatore, spesso, al suono della prima campanella non c’è. Ricopre un ruolo importante: non si occupa del programma scolastico, ma collabora con gli insegnanti e il personale della scuola, per accompagnare l’alunno con disabilità nelle uscite e nelle attività programmate, collabora in aula e nei laboratori e, se necessario, affianca gli studenti in mensa.

Su 290 mila alunni con disabilità – secondo le stime di Vincenzo Falabella, presidente e legale rappresentante della Fish, Federazione italiana superamento handicap – circa il 40% anche quest’anno si è seduto tra i banchi senza l’assistente ad personam (come viene chiamato tra chi è del mestiere). Bambini e ragazzi che magari non hanno per settimane il docente di sostegno e che nemmeno possono contare su questa figura nominata dagli enti locali su richiesta dei dirigenti scolastici. I casi segnalati alle associazioni, in questi primi giorni di scuola, si moltiplicano di giorno in giorno. In provincia di Siracusa è partita una protesta: la Regione Sicilia ha erogato alle Città metropolitane e ai Liberi consorzi le risorse destinate per il 2023 ma all’inizio dell’anno scolastico, gli studenti con disabilità degli istituti superiori della provincia di Siracusa, per l’ennesimo anno consecutivo, sono rimasti sprovvisti.

Cosenza a farsi sentire sono stati gli stessi operatori che con un comunicato ufficiale hanno raccontato la loro situazione: “Ad oggi i nostri studenti sono da soli in classe per le continue negligenze da parte delle istituzioni territoriali. Per diverso tempo, per quanto riguarda la secondaria di secondo grado, la Regione ha affidato il servizio alla Provincia che tra alti e bassi lo ha gestito fino a giugno dell’anno scolastico 2022/23 appena terminato. Per mancanza di personale amministrativo, l’ente provinciale la fine di agosto ha deciso di pubblicare, senza preavviso, un bando per affidare ad una cooperativa esterna il suddetto servizio. Questo bando con scadenza il 6 settembre 2023 (ad una settimana dall’inizio dell’anno scolastico), il “caso” ha voluto andasse deserto”.

Storie di giovani assistenti che si intrecciano con quelle delle famiglie che per avere un loro diritto sono costrette ad aspettare, a bussare alle porte dei presidi, dei sindaci o a contrattare ore per i loro figli. La norma è chiara (come sempre) ma non applicata: il bisogno di assistenza educativa deve essere, come nel caso dell’insegnante di sostegno, certificato. Occorre presentare all’atto dell’iscrizione l’attestazione di alunno in situazione di disabilità, la diagnosi funzionale ed eventuale accertamento di invalidità civile secondo la Legge 104/92. Il preside, entro il 10 luglio, deve richiedere all’Ente locale, su sollecitazione della famiglia ed in base alle determinazioni del Pei (Piano educativo individualizzato) appena redatto (a maggio deve essere verificato quello in corso e venire fatto quello per l’anno successivo), l’assistente specialistico, affinché si possa predisporre, prima dell’inizio dell’anno scolastico, l’assegnazione di adeguato personale. Domanda, quella del dirigente che dev’essere effettuata al Comune per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo e alla Provincia per le scuole superiori.

Dove sta l’ostacolo alla macchina? Ce lo spiega Falabella: “Il problema è duplice. Da una parte gli appalti spesso non vengono avviati nei tempi previsti al punto che la burocrazia impedisce di avere gli assistenti per settembre dall’altro spesso i Comuni non pianificano a dovere e hanno risorse esigue. Risultato? La pagano i nostri figli”. Non si tratta stavolta di Nord o Sud ma di un fenomeno a macchia di leopardo che da anni non è preso in considerazione in maniera seria nonostante la figura dell’assistente ad personam sia parte fondamentale all’interno del team educativo. Falabella ha in tasca anche qualche proposta: “Basterebbe fare i bandi per le cooperative che assumono queste figure a giugno. Inoltre va costruito un sistema di garanzie; non possiamo lasciare alla discrezionalità del sindaco la garanzia di un diritto”. Nella realtà, infatti, spesso le ore assegnate sulla carta non sono rispettate per mancanza di risorse e i genitori si ritrovano a “mercanteggiare” con le amministrazioni il tempo dell’assistente.

Lo sa bene Savelli che ci racconta la sua esperienza: “Mio figlio Lorenzo, ha tredici anni e la sindrome di Dravet, un’encefalopatia epilettica che crea una disabilità intellettiva, un deficit dell’attenzione. E’ da quando frequenta la scuola dell’infanzia che lottiamo per avere la copertura totale delle ore, certificata dal Pei e dalle strutture sanitarie ma dobbiamo ogni anno fare i conti con le risorse messe a disposizione dai Comuni. Oggi, Lorenzo, ha 18 ore di sostegno, sei di assistente quando a scuola dovrebbe starci trenta ore come tutti gli altri. Ma detto questo io mi sento una privilegiata”. La madre di Lorenzo è un punto di riferimento anche per altre famiglie: “Ieri ho parlato con un genitore che mi ha raccontato che al Municipio la prima cosa che gli hanno detto è di non avere risorse a sufficienza per la copertura oraria stabilita dal Pei. Noi famigliari ci ritroviamo oltre a combattere con la malattia anche con la burocrazia”. La musica non cambia a casa di Dejanira Olga Agnello Modica: “Per noi l’inserimento di Killian, alla primaria non è facile. La figura dell’assistente ad personam sarebbe in teoria fondamentale, soprattutto nei passaggi da una scuola all’altra. Nel Pei c’è scritto che mio figlio ha diritto a tre ore, più al trasporto assistito ma ad oggi non so nulla”. Vano chiedere informazioni: “Ti rispondono – spiega Agnello Modica – che attendono la Regione oppure il Comune capofila intanto noi subiamo questo sopruso dei nostri diritti. Spesso l’anno scolastico per i nostri figli inizia quando arriva l’assistente ad personam , a ottobre, se va bene. Altrimenti anche a novembre”. Non solo. Savelli sottolinea un altro problema: “Ci deve andare pure di fortuna. A volte ci mandano persone che hanno loro bisogno di essere assistite”.

Altra questione riguarda proprio la professionalità di queste figure. Secondo quanto ci riporta il presidente della Fish in alcune Regioni è richiesto il diploma di scuola media, in altre quello della secondaria di secondo grado in altre ancora la laurea. Infine, il tema dei contratti: “Alle cooperative spesso – dice Falabella – i Comuni riconoscono circa 18-20 euro l’ora ma gli operatori prendono molto meno. Noi vogliamo che il servizio sia uniforme in tutt’Italia”.

 

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