Contratto, verso un possibile rinnovo della parte economica per il triennio 2025/27. Stipendi incrementati del 6 per cento
da CISL SCUOLA
La trattativa per CCNL 2025/27 del comparto istruzione e ricerca sembra in dirittura d’arrivo, almeno per quanto riguarda la parte economica, dopo l’incontro dei sindacati all’ARAN svoltosi oggi, martedì 24 marzo. In previsione del successivo incontro, già convocato per mercoledì prossimo, 1° aprile, l’Agenzia ha dato conto delle risorse disponibili per il rinnovo riguardante il triennio 2025-2027, delineando la prospettiva di un incremento retributivo pari al 6%, corrispondente a un incremento medio di 130,70 euro mensili (lordi per tredici mensilità). L’aumento andrebbe ovviamente ad aggiungersi a quello recentemente corrisposto in via definitiva per il triennio 2022/24.
Per la prima volta da tempo immemorabile, c’è dunque la possibilità di concludere un negoziato contrattuale nel corso del triennio di riferimento, e non a triennio abbondantemente scaduto, come avvenuto per gli ultimi due rinnovi.

Ribadito che l’intenzione condivisa dalle parti è quella di procedere prioritariamente al rinnovo della parte economica, per passare successivamente a quella normativa, questo il quadro in dettaglio delle proposte formulate dall’ARAN:
- Utilizzare pressoché interamente, tenendo conto delle diverse decorrenze (1/1/2025, 1/1/2026 e 1/1/2027) le risorse disponibili;
- destinare le risorse prevalentemente alla rivalutazione delle voci fisse dello stipendio tabellare. Per la scuola, in questo modo, più del 96% delle risorse disponibili viene utilizzato per la rivalutazione della retribuzione tabellare (escluso accessorio);
- garantire un incremento, in valori assoluti, in linea con quello del CCNL 2022/24.
Per il settore scuola, tutto ciò si traduce in un aumento medio della parte tabellare della retribuzione pari a 130,70 euro medi mensili a regime (lordo dipendente), da cui va detratta l’IVC già corrisposta in busta a partire da aprile 2025.
Per quanto riguarda le voci accessorie, la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) viene incrementata di 5,85 euro mensili, il Compenso Individuale Accessorio (CIA) del personale ATA di 4,52 euro mensili e l’indennità di direzione fissa di 9,35 euro (sempre lordo dipendente).
Residua una parte molto limitata di risorse (meno di 20 milioni), a disposizione per effettuare eventuali “aggiustamenti”. In base a quanto riferito dall’ARAN, restano ancora a disposizione circa 36,9 milioni per il personale ATA, derivanti dallo slittamento dell’applicazione dei nuovi ordinamenti professionali (che, per effetto del D.L.19/2026, troveranno applicazione a partire dal 1° settembre 2027).
Sulla base degli importi stimati, è ipotizzabile la maturazione di arretrati che alla data del 30/06/2026 potrebbero ammontare a circa 800 euro medi pro capite (lordo dipendente).
La CISL Scuola ha dichiarato di condividere la decisione di destinare alla parte fissa della retribuzione praticamente tutte le risorse (come richiesto nel corso del primo incontro). Ha inoltre evidenziato come il risultato attuale, che porterà nel giro di poco più di 4 mesi a un incremento di oltre l’11% delle retribuzioni, sia stato reso possibile dalla chiusura del contratto 2022/24, confermando quanto sia stata intelligente e opportuna la scelta delle organizzazioni che lo hanno sottoscritto.
La CISL Scuola ha proposto all’ARAN di utilizzare le risorse residue fino al loro completo esaurimento prevedendo anche una differenziazione più marcata delle retribuzioni degli operatori rispetto a quelle dei collaboratori (a partire dal 2027, data di entrata in vigore dei nuovi ordinamenti). La parte relativa all’una tantum di competenza del personale ATA potrebbe essere utilizzata per retribuire le sempre maggiori incombenze richieste al personale assistente amministrativo. Resta poi l’esigenza di riconoscere anche la specificità del lavoro del Dsga e il lavoro d’aula dei docenti.
Tenuto conto degli elementi di forte criticità legati alle gravi tensioni internazionali, la conclusione della trattativa sulla parte economica non esclude la necessità di rivendicare il reperimento di ulteriori risorse per fronteggiare eventuali fiammate inflattive.
