Contratto scuola: i 300 milioni per gli aumenti stipendiali sono solo 227; a conti fatti ci saranno 10-15 euro in più per docenti e Ata

Di

Reginaldo Palermo la tecnica della scuola

Il testo dell’atto di indirizzo per la prosecuzione della trattativa per il contratto nazionale della scuola contiene alcuni dati interessanti che finora erano rimasti un po’ in ombra e che invece è bene conoscere.
Finora si era parlato di 300 milioni ancora da distribuire, ma la questione è un po’ più complessa.
Proviamo a chiarirla, partendo da ciò che prevedeva la legge di bilancio 2022 che stanziava appunto 300 milioni per il personale della scuola.

A questa somma vanno aggiunti, ma solo per il 2022, i 100 milioni una tantum stanziati con un decreto legge approvato nel mese di dicembre del 2022.
Si arriva così, per il 2022, a 400 milioni di cui però solamente 320 potranno essere destinati ad incrementi stipendiali fissi, in quanto la parte rimanente, pur restando a disposizione per il personale della scuola, è destinata ad altro.

Per il 2023 la  disponibilità diminuisce ancora e si attesta sui 257 milioni, 227 dei quali potranno essere utilizzati per incrementare la componente fissa della retribuzione.
A questo punto i conti sono presto fatti: dividendo i 227 milioni fra il milione circa di dipendenti si arriva a 227 euro pro capite.
Ma questa è la somma che comprende anche gli oneri a carico dello Stato (si tratta di un 30% del totale): il netto si abbassa così a 160 euro.
Il “netto in busta paga” è ancora inferiore e arriva a mala pena a 120 euro annui e cioè a 10 euro mensili.
Si tratta ovviamente di una media: ai professori di secondaria di secondo grado a fine carriera potrebbero così spettare 15 euro, mentre i docenti dell’infanzia con lo stipendio iniziale potrebbero arrivare nella migliore delle ipotesi a 10 euro.
Insomma parliamo di cifre non modeste ma ancora di più.
Nulla comunque di cui gioire od entusiasmarsi.

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