Accoltellamento di ragazzi: le misure restrittive non risolvono
dal blog di Gianfranco Scialpi
I due casi di accoltellamento di ragazzi. Le tristi vicende. Il “pugno di ferro” non risolve.
I due casi di accoltellamento di ragazzi. Salvini annuncia: “Pene più severe”
I due casi di accoltellamento di ragazzi. Il primo è avvenuto a La Spezia e purtroppo la vittima (18 anni) è deceduta. Il motivo dichiarato dall’aggressore è “non doveva scambiare foto con la ragazza che frequento” Chi lo conosceva lo descrive come un bravo ragazzo. Il secondo , invece a Sora (FR) e fortunatamente l’epilogo è stato meno drammatico. Il fatto è successo fuori scuola, si ricerca il responsabile e quindi al momento è ignoto anche il motivo.
Sul primo caso misurata e composta la risposta del Ministro Valditara: “episodi di questo genere non devono trovare spazio nella nostra società. La scuola è impegnata a trasmettere valori e a insegnare il rispetto delle persone e delle regole, nel dialogo e nel rifiuto di ogni forma di violenza”. Inaccettabile invece la dichiarazione di M. Salvini, il quale ha evidenziato la nazionalità di provenienza extracomunitario del primo aggressore.
Inoltre ha ribadito la necessità di “un pugno di ferro” più incisivo “Uno studente di origine marocchina ha accoltellato, durante una lezione in classe davanti ai compagni, uno studente di origine egiziana. Pazzesco, questo era andato a scuola col coltello nello zaino! Siamo già al lavoro per misure ancora più restrittive per chi porta e usa armi, tolleranza sottozero con i violenti di ogni razza e colore“. Ha concluso “C’è un gran lavoro da fare a scuola, in famiglia. Probabilmente aver fatto entrare troppi immigrati che non hanno nessuna voglia di integrarsi… molti problemi vengono dalle cosiddette seconde generazioni. Ci sono tantissimi immigrati per bene, per fortuna, però se ne fai entrare troppi poi raccogli tanti problemi
Il “pugno di ferro” non è la soluzione (M. Lancini)
La soluzione di un inasprimento delle pene non funziona. Serve solo alla politica per dimostrare che sta facendo qualcosa. Si esibisce la “bacchetta magica” con potere risolutivo immediato. Il mittente è l’opinione pubblica.
Siamo convinti, invece che la violenza ha colonizzato le menti e i sentimenti, trasformandosi poi in atti. In altri termini, viviamo in una società violenta. Sicuramente la cura non può essere solo una maggiore repressione. Siamo convinti che occorre riacciuffare per i capelli i nostri ragazzi, lasciati ad assorbire senza filtri critici di accompagno pedagogico delle famiglie i tanti messaggi violenti.
Condividiamo interamente il contributo-riflessione di M. Lancini su La Stampa di oggi. Gli adulti devono “Provare a interrogarsi su cosa stiamo facendo per i nostri figli e studenti, quali relazioni e quali modelli di identificazione proponiamo…Viviamo nel regno del Sé, dell’affermazione autocratica del proprio pensiero e del proprio sistema etico valoriale fino alla negazione del valore del pensiero, e del diritto a esistere, dell’altro. I modelli di identificazione proposti quotidianamente dagli adulti contano qualcosa. Così come conta l’impossibilità generazionale di esprimere sentimenti spiacevoli per gli adulti. Queste sono generazioni ascoltate a modo nostro”

