A distanza di un mese dall’inizio delle lezioni, nonostante le rassicurazioni e i comunicati un po’ enfatici, sono ancora molte le scuole a non avere tutti i docenti in cattedra. Diverse segreterie delle scuole sono tuttora in affanno nella ricerca di supplenti, mentre aumenta anche il fenomeno di docenti fuori graduatoria che presentano domanda di disponibilità per eventuali supplenze (MAD). In molte province anche gli ordinari diocesani sono in difficoltà nel segnalare alle scuole docenti abilitati all’insegnamento della religione cattolica da incaricare per una supplenza annua. Sembra di capire, insomma, che probabilmente, ancora più di quanto avveniva negli scorsi anni, c’è una notevole difficoltà a trovare prontamente i supplenti.

Si tratta di una situazione strana e contraddittoria, perché nelle graduatorie provinciali per le supplenze sono iscritti migliaia di insegnanti e anche nei concorsi per reclutare docenti nelle scuole statali hanno presentato domanda di partecipazione centinaia di migliaia di candidati alla ricerca di un posto stabile.

Il posto fisso: forse è questa la chiave di interpretazione di questo fenomeno che rende critico il rapporto domanda-offerta nella scuola.

Certi episodi a volte sono illuminanti per capire comportamenti e scelte delle persone. Alcuni anni fa a Roma, subito dopo il varo della legge sul reddito di cittadinanza, un assistente amministrativo con incarico annuo che veniva dalla Campania si dimise di punto in bianco, dichiarando che con le spese di viaggio per raggiungere la sede di servizio e altri oneri connessi non aveva convenienza a continuare il lavoro lontano dal luogo di residenza ed era meglio avvalersi del reddito di cittadinanza.

Un caso isolato? Forse, ma è emblematico della possibile distorsione che questa legge potrebbe indurre anche nel mondo della scuola soprattutto tra i precari che hanno residenza molto lontana dal potenziale luogo di lavoro. Il problema però è generale: il sistema di reclutamento del personale della scuola fa acqua da tutte le parti, danneggia il personale stesso, le scuole e soprattutto gli studenti e le famiglie.
Quando ci si renderà conto, tutti, che è inevitabile modificarlo radicalmente e strutturalmente?

fonte: web

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