Contratto economico 2025-27. L’abbagliante velocità nasconde la realtà

dal blog di Gianfranco Scialpi

Contratto economico 2025-27. I sindacati evidenziano la velocità della ratifica. Ma spegnendo i fari, la realtà è triste.

 

Contratto economico 2025-27. La strategia sindacale della velocità abbagliante

Contratto economico 2025-27. Il primo aprile i sindacati hanno sostanzialmente firmato la parte economica. L’esito era scontato. Difficile ipotizzare ua conclusione diversa e più vantaggiosa per il personale scolastico. Del resto, se non cambierà il quadro normativo, gestito ancora sostanzialmente dal D.Lvo 20/93, i futuri contratti economici  saranno sempre  piuttosto deludenti.

Lo ha affermato anche V. C. Castellana (Gilda insegnanti).”Si constata che con l’attuale quadro normativo-contrattuale sarà impossibile far recuperare potere d’acquisto a tutto il comparto ed in particolare al personale della scuola. Finchè non avverrà lo scorporo della scuola dalla contrattazione e dai finanziamenti previsti per tutto il pubblico impiego, con l’istituzione di un contratto separato per la docenza e per il personale Ata sarà impossibile restituire autorevolezza e riconoscibilità sociale a tutto il personale della scuola

Per far digerire il risultato molto deludente al personale scolastico, utilizzano la strategia del faro abbagliante che in questo caso rimanda alla velocità della firma. Esaltano anche il risultato di aver chiuso tre contratti nella presente legislatura. In entrambi i casi il messaggio è identico a quello del Ministro Valditara, evidenziando una sorta di pax tra le parti sociali e il Governo.

Cosa si nasconde, dietro i fari?

Spegnendo i fari, la realtà è triste. Innanzitutto nel periodo 2019-27 (teniamo alche di questo ultimo anno) l’inflazione è stata del 28%, gli aumenti si sono fermati al 19%.

Pertanto gli insegnanti sono diventati più poveri, rispetto al costo della vita. A questo dato  evidente a  molti occocrre anche aggiungere  il fiscal drag. Scrive Danilo Corradi “una trappola fiscale che subiscono tutti i lavoratori e anche i pensionati. Salendo il salario, o la pensione, nominale (ma non reale), le aliquote più alte vanno a pesare maggiormente sull’imposizione complessiva, mentre alcuni redditi salgono anche di scaglione contributivo.
Anche per questa ragione la pressione fiscale ha raggiunto proprio in questi giorni un livello “storico”, toccando quota 51,4% del reddito totale del paese, incremento quasi tutto a carico del mondo del lavoro e dei pensionati. Dunque, il salario reale lordo si è ridotto del 8/9%, il netto si è ridotto ulteriormente per via della crescita del drenaggio fiscale che ha portato nelle casse dello Stato 25 miliardi aggiuntivi solo nel triennio 2022-2024. Un drenaggio che crescerà ulteriormente nel 2025-2027″
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