Istituti tecnici: firmato il decreto per la riforma
Approvata la riforma degli istituti tecnici: quali sono le novità introdotte dal decreto che farà il suo debutto ufficiale già a settembre di quest’anno
È stata, infine, confermata in tempo per le future iscrizioni – che si chiuderanno il prossimo sabato 21, rispetto all’iniziale finestra fissata per il 14 febbraio – la riforma degli istituti tecnici, già tecnicamente avviata nel 2022 dall’allora ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e poi recuperata da Giuseppe Valditara: una riforma nelle ambizioni importante, ma che – di fatto – non cambierà quasi nulla se non un paio di denominazioni attualmente in uso negli istituti tecnici, la suddivisione del monte ore complessivo e l’integrazione con il mondo del lavoro; sul modello (pur alla lontana) del famoso 4+2.
Teoricamente, proprio dall’anno accademico 2026/27 – che inizierà, ovviamente, a settembre – la riforma degli istituti tecnici sarà pienamente operativa per le classi prime e da lì si procederà nei successivi cinque anni alla piena adozione, senza che cambi effettivamente nulla in corso d’opera per chi frequenterà le classi seconde, terze, quarte e quinte: l’obiettivo dichiarato è quello di rendere gli istituti tecnici più attrattivi per gli studenti, rinnovando un modello che rimane identico a se stesse da ormai troppi anni.

Cosa c’è nella riforma degli istituti tecnici: ecco tutte le novità contenute nel decreto
Di fatto, il grande cambiamento introdotto dalla riforma degli istituti tecnici è quello legato alla rinominazione dei due percorsi: quello che prima si chiamava “Economico-commerciale” ora diventerà solamente “Economico“, mentre il “Tecnologico” diventerà “Tecnologico-ambientale“; mentre non cambiano gli undici settori (due per l’economico, otto per il tecnico) che rientrano all’interno delle due macro-categorie, salvo – anche qui – per qualche rinominazione.
Contestualmente, nella riforma degli istituti tecnici rientrano anche alcuni cambiamenti dal punto di vista della suddivisione delle ore e delle lezioni: ferma restando la disposizione classica del biennio “comune” con materie identiche per tutti e 11 i settori, infatti, nei primi quattro anni agli studenti sarà proposto un monte settimanale di 32 ore che verranno ridotte a 30 nel corso dell’ultimo anno; mentre agli istituti tecnici sarà concessa una quota crescente di ore (132 nei primi due anni, 198 nel secondo biennio e 231 nell’ultimo anno) che potranno essere liberamente gestite dal punto di vista del curriculum.
Similmente, nella riforma degli istituti tecnici trova spazio anche l’obbligo seguire il metodo CLIL, mutuando almeno un insegnamento (ovviamente in aggiunta a quelli delle lingue straniere) completamente in lingua inglese nel corso degli ultimi tre anni “di indirizzo”; così come saranno poi previsti – solamente appena le classi prime arriveranno in quinta – dei percorsi preferenziali per avviare gli studenti ai corsi professionalizzanti post-diploma.
