Matematica, grande divario tra le regioni

di Reginaldo Palermo, La Tecnica della scuola

Competenze numeriche: il divario di genere è troppo elevato, soprattutto in Italia; e questo ci penalizza a livello internazionale

Sul tema della parità di genere e delle differenti opportunità di carriera fra uomini e donne interviene Francesca Borgonovi,  che ha ricoperto importanti incarichi di studio, docenza e ricerca alla London School of Economics e all’Università di Berkeley.

Raggiungere la parità di genere nel mercato del lavoro – sostiene Borgonovi in un suo breve saggio pubblicato nel portale Lavoce.info – non è soltanto una questione di equità sociale, ma una vera e propria necessità economica. In un paese come l’Italia, segnato da una natalità tra le più basse d’Europa e da un progressivo invecchiamento della popolazione, la crescita futura dipende sempre più dalla capacità di valorizzare tutte le competenze disponibili. Eppure, secondo l’Oecd Skills Outlook 2025, uomini e donne continuano ad avere opportunità molto diverse sia nell’acquisire competenze fondamentali – in particolare quelle numeriche – sia nel vederle riconosciute e remunerate nel mercato del lavoro.

Il recente rapporto Ocse fotografa una situazione che presenta caratteristiche comuni a molti paesi avanzati, ma anche alcune anomalie tipicamente italiane. La prima riguarda la precocità del divario di genere: in Italia le differenze nelle competenze matematiche a favore dei maschi emergono prima che altrove. La seconda è che questo divario tende a ridursi con l’età, ma non per un reale recupero femminile. Infine, il nostro paese si distingue per una marcata difficoltà nel valorizzare il talento femminile in età adulta, soprattutto nel mondo del lavoro.

Un divario che nasce a scuola

Già nella scuola primaria l’Italia registra il più alto divario di genere in matematica tra i paesi analizzati: i maschi superano le femmine del 27 per cento di una deviazione standard, contro una media Ocse del 7 per cento. Nella scuola secondaria il divario si riduce lievemente, ma resta comunque molto ampio. Tra gli adulti, la differenza scende ulteriormente, fino al 12 per cento, mentre negli altri paesi tende ad aumentare nel corso della vita.

A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia. In realtà, spiega il rapporto, questa riduzione non è il frutto di una crescita più rapida delle competenze femminili, bensì di una stagnazione generalizzata delle competenze, in particolare tra gli uomini. In altre parole, il sistema italiano fatica a far crescere le capacità numeriche lungo l’arco della vita, e ciò finisce per “appiattire” i divari invece di colmarli.

Famiglia e contesto sociale contano ancora

Un elemento distintivo riguarda l’origine familiare. Nei paesi Ocse, il divario di genere nelle competenze numeriche è generalmente più ampio tra chi proviene da famiglie con genitori laureati. In Italia accade qualcosa di diverso: tra le persone con almeno un genitore laureato, le donne mostrano addirittura un vantaggio sugli uomini. Si tratta però di un gruppo ristretto e altamente selezionato, che cresce in famiglie dove l’istruzione ha un valore particolarmente elevato.

Questo dato conferma quanto il contesto sociale e le aspettative familiari continuino a influenzare lo sviluppo delle competenze. Le ragazze provenienti da famiglie meno istruite, invece, restano penalizzate, con minori opportunità formative e reti sociali più deboli.

Formazione continua: una grande assente

Il nodo più critico emerge nell’età adulta. In un’economia in rapida trasformazione tecnologica, la formazione continua è essenziale per aggiornare le competenze e restare competitivi. Eppure, solo il 22 per cento delle donne italiane dichiara di aver partecipato a un corso di formazione nell’ultimo anno, contro una media Ocse del 44 per cento. Anche tra gli uomini il dato è basso, ma la situazione femminile è aggravata da un tasso di occupazione più ridotto e da minori opportunità di formazione sul lavoro.

A pesare sono soprattutto le difficoltà di conciliazione: più che altrove, le donne italiane indicano responsabilità familiari, carenza di servizi per l’infanzia e orari poco flessibili come principali ostacoli alla partecipazione alla formazione. Il risultato è una minore possibilità di sviluppare competenze avanzate – come il problem solving o le competenze digitali – che oggi sono cruciali per la crescita professionale.

Un costo per l’intera economia

La sottoutilizzazione del talento femminile ha conseguenze che vanno ben oltre le singole carriere. Anche a parità di istruzione e competenze, il divario occupazionale tra uomini e donne in Italia è di 24 punti percentuali, molto più alto che negli altri paesi Ocse. Il divario retributivo, apparentemente più contenuto, aumenta sensibilmente quando si confrontano lavoratori e lavoratrici con lo stesso livello di competenze.
In definitiva, molte donne altamente qualificate restano sottovalutate e sottopagate. Un paradosso che contribuisce direttamente alla bassa produttività del paese e alla carenza di competenze nei settori emergenti.

Ridurre i divari di genere significa quindi intervenire presto, a scuola, ma anche investire seriamente nell’apprendimento permanente e in politiche che rendano compatibili lavoro, formazione e vita familiare. Valorizzare il talento delle donne non è solo una questione di giustizia: è una delle chiavi per il futuro economico dell’Italia.

Condividi questa storia, scegli tu dove!