I titolari di legge 104 possono beneficiare in maniera immediata dallo scoppio della pandemia da coronavirus, dello “smart-working” o meglio del lavoro da remoto.
Inoltre hanno ottenuto un aumento dei giorni di permesso retribuito, che sono stati portati a 12, fino a dicembre 2021.
Inoltre l’Inps riconosce in particolari situazioni il pagamento di un bonus.
Ma cosa potrebbe succedere dopo il periodo emergenziale?

La pandemia ha messo in evidenza la fragilità dell’intera società e delle diverse interconnessioni che il mondo globalizzato ha inevitabilmente creato. Ma a patire maggiormente le crisi sociali, sanitarie ed economiche conseguenti alla pandemia da Covid-19 sono stati proprio i più fragili, tra cui i portatori di disabilità ed invalidità. I titolari della legge 104 del 1992, che identifica le condizioni per le quali una persona si trova in uno stato di forte disagio sociale ed economico derivante dalla propria condizione di fragilità fisica o psichica, hanno dovuto dare prova del loro carattere forte e della loro resilienza.

Ma anche lo Stato, inteso come entità che deve proteggere tutti ed in particolare chi ha più difficoltà, ha fatto la sua parte. I titolari di legge 104 infatti hanno potuto beneficiare in maniera immediata dallo scoppio della pandemia da coronavirus, dello “smart-working” o meglio conosciuto come lavoro da remoto.

Inoltre hanno ottenuto un aumento dei giorni di permesso retribuito, che sono stati portati a 12, fino a dicembre 2021.

Ma anche la durata dei permessi non si riduce in presenza di un part-time verticale superiore al 50% del tempo.

A questi benefici introdotti con i vari provvedimenti governativi susseguitisi durante i mesi di lockdown e successivi, si aggiungono anche alcune novità sul versante delle prestazioni economiche. In particolare il bonus Inps Home Care Premium destinati ad alcuni titolari della legge 104, facenti parte dell’ambito pubblico, il bonus Inps per i genitori di figli con disabilità anche di quelli di genitori iscritti all’Enasarco.

Invece sono rimaste invariate e riconfermate le altre agevolazioni e benefici già riconosciuti per legge.

Proviamo allora a fare un excursus di cosa è cambiato nell’ultimo anno.

Legge 104: cosa è e come è cambiata

Nel 1992 durante la presidenza del consiglio dei ministri di Giulio Andreotti, il Parlamento introdusse la legge 104, conosciuta come caposaldo delle agevolazioni, benefici e tutele per le persone con disabilità ed ai loro famigliari o caregiver, cioè quelle persone che si prendono cura della persona.

Da oltre trent’anni questa legge consente a chi si trova in una condizione fisica o psichica tale da arrecare una situazione di svantaggio, di poter invece essere tutelata ed avere alcuni benefici non solo di natura economica che possono ri-equilibrare gli svantaggi connessi alla disabilità.

Nel corso degli anni, la legge 104 non ha subito interventi di modifica; semmai ci sono stati aggiornamenti interpretativi da parte dell’Agenzia delle Entrate o dell’Inps sui diversi ambiti della legge stessa.

Lo scoppio della pandemia nel marzo 2020 ha invece condotto il legislatore ad apportare, seppure in via temporanea, una serie di modifiche per aumentare le tutele nei confronti delle persone con disabilità.

E’ stato introdotto lo smart-working, o lavoro da casa per tutta la durata dell’emergenza che al momento termina il 31 dicembre 2021 ma che con molta probabilità verrà esteso per altri tre mesi.

Poi si è interventui sui giorni di permesso retribuito che in circostanze normali sono 3 al mese, usufruibili anche in misura di due ore al giorno.

A poter beneficiare di questi vantaggi anche il caregiver, ossia la persona, famigliare convivente e non, che assiste la persona con disabilità.

  • concorso infanzia e primaria

Legge 104: smart-working fino al 31 dicembre 2021

Il primo provvedimento del governo Conte in piena pandemia fu la decisione di chiudere il Paese, e introdurre il lavoro agile o da casa. Lo smart-working quindi diventava la nuova modalità di lavorare non solo nel settore pubblico ma anche in quello privato.

Una scelta che mirò anche a tutelare le persone più fragili come le persone con disabilità o handicap grave, permettendo loro di poter continuare a svolgere il lavoro da casa, e quindi in maniera più sicura.

Ma cosa accadeva ai permessi che la legge 104 riconosce? Questi sono di tre giorni, usufruibili non solo dalla persona affetta da disabilità, ma anche dal famigliare convinvente. E durante lo smart-working, essendo a casa si poteva continuare ad usare i tre giorni al mese per assistenza o per effettuare le terapie? Sul tema è intervenuto direttamente l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la modifica n° 7152 del 26 Aprile scorso, che aveva chiarito che il beneficio dei permessi retribuiti era garantito anche durante lo smart-working.

Questa tutela rimane in vigore fino al 31 dicembre 2021 quando scade l’emergenza sanitaria. Sul 2022 ancora non è chiaro cosa succederà, anche se la probabilità di un’estensione dello stato di emergenza fino a marzo 2022 sembra possibile, con la conseguenza che anche lo smart-working possa continuare ad essere utilizzato dai titolari della legge 104 o loro caregiver.

Ma non si esclude che nella prossima legge di bilancio 2022, lo smart-working possa invece diventare un nuovo beneficio della legge 104, passando quindi soluzione cogente ad una misura strutturale.

Legge 104 e permessi retribuiti: cosa cambia

Altro ambito che ha subito una modifica, tutt’ora in atto, e che però è temporanea in quanto collegata all’emergenza da Covid-19, è il numero di giorni di permessi retribuiti.

La legge 104 prevede che ogni mese, la persona che ha la certificazione della legge 104, oppure il famigliare convivente che l’assiste, ha diritto a tre giorni di permesso retribuito. Il permesso serve proprio per l’assistenza della persona con disabilità, oppure alla stessa persona per poter effettaure le terapie mediche.

Il Decreto legge “Rilancio” del 19 Maggio 2020, ha aumentato i giorni dei permessi retributi per legge 104, aggiungendo 12 giorni per i mesi di Maggio e Giugno 2020. Quindi complessivamente in quei due mesi si poteva fruire di 18 giorni di permesso retribuito, eventualmente frazionabili anche ad ore.

Con il provvedimento del governo Draghi di settembre 2021, legge n. 133, sono stati riconfermati i 12 giorni di permessi retribuiti, fino a fine anno 2021, ma è stato anche introdotto il principio per cui l’assenza da lavoro è equiparata a ricovere ospedaliero, e quindi a continuare ad essere remunerata. Questa situazione può verificarsi qualora il lavoratore con disabilità debba necessariamente tornare al lavoro di presenza senza poter invece usufruire dello smart-working.

Se e come questo beneficio potrà essere esteso nel 2022 non è dato sapere, ma tutto dipende dalla decisione del governo guidato da Mario Draghi se estendere o meno lo stato di emergenza.

Legge 104: novità anche per chi lavora part-time

Il lavoratore con disabilità, può richiedere di poter svolgere la propria attività con una riduzione dell’orario di lavoro, mediante il meccanismo del part-time. Questa “riduzione” del numero di ore lavorate potrebbe far presuppore anche la riduzione, in proporzione, delle ore di permesso retribuito riconosciuto dalla legge 104.

Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione che invece ha ribadito che i permessi retribuiti sono calcolati per intero se il part-time verticale è superiore al 50%. 

Le modifiche definiscono che:

  • i lavoratori con contratto part-time orizzontale hanno diritto ai 3 giorni di permesso retribuiti, senza altre modifiche;
  • lavoratori con contratto part-time verticale o misto (fino al 50%) hanno diritto ai 3 giorni di permesso con diritto di retribuzione;
  • i lavoratori con contratto part-time verticale o misto con solo alcuni giorni al mese di attività lavorativa, subiscono un ricalcolo dei giorni concessi di permesso tramite una formula fissa determinata dal rapporto dell’orario medio per i 3 giorni di permesso con l’orario medio settimanale eseguibile a tempo pieno

Legge 104: bonus Inps per i figli disabili

Particolare attenzione è rivolta ai genitori che devono accudire un figlio disabile. Il bonus chiamato “Bonus genitori di figli disabili INPS”, è nato con la legge di bilancio 2021 con il secondo Governo Conte, ma portava con se alcune limitazioni. Infatti il bonus Inps per i genitori di figli con disabilità, era riconosciuto solo alle mamme single con figli disabili. Si escludeva quindi di fatto il papà single di figli disabili, oppure entrambi i genitori.

Il correttivo è stato apportato, e questo bonus Inps è concesso ai nuclei famigliari al cui interno c’è uno o più figli con disabilità.

Il bonus quindi spetta ad entrambi i genitori, e non ci sono vincoli reddituali in capo agli stessi.

Il primo requisito però è che la disabilità del figlio non sia inferiore al 60%.

Tutti i titolari di Legge 104 potranno ottenere il Bonus INPS se hanno un ISEE inferiore a 3.000 euro.

Legge 104 e figli disabili: quanto spetta ai genitori

La presenza di uno o più figli con disabilità in una famiglia, comporta un aggravio di incombenze sui genitori, ai quali l’Inps riconosce un bonus. L‘importo di questo bonus può arrivare fino a 500 euro al mese in caso di tre figli con disabilità.

Ricordiamolo: la disabilità riconosiciuta deve essere collegata ad un’invalidità non inferiore al 60 percento.

Il bonus Inps per i genitori con figli disabili può essere riconsociuto una sola volta nell’arco del triennio 2021-2023.

L’importo è riconosciuto mensilmente in misura variabili in base al numero dei figli con disabilità.

Il venir meno dei requisiti da rispettare per accedere al beneficio comporta la perdita del contributo. Per intenderci, se varia la disabilità o le condizioni legate al reddito, si decade dal Bonus, come nel caso di sopraggiunta morte del disabile.

La prestazione sarà erogata su domanda accolta dall’Inps. Essendoci un fondo di 5 milioni di euro., l’Inps procederà con una graduatoria.

Legge 104: bonus Inps per i disabili “pubblici”

Per chi invece è iscritto alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie ed unitarie –  utenti della gestione dipendenti pubblici, oppure sono figli di personale che lavora nei pubblici uffici, spetta un bonus su domanda, collegato al programma Home Care Premium.

La domanda va presentata entro il 31 gennaio 2022 potranno richiedere il Bonus INPS riconducibile al programma “Home Care Premium”, ed è collegato al valore dell’ISEE.

L’importo riconociuto arriva al massimo a 1.050 euro al mese, da cui però vanno sottratti eventuali prestazioni economiche come l’indennità di accompagnamento o di frequenza.

Per approfondire il bonus Home Care Premium si legga l’articolo Legge 104: nuovo bonus Inps da chiedere subito. Ecco a chi

fonte: trend-online

fonte: web

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